di Chiara Ribichini

“La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può più tornare indietro. E' la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei: quando finirò di vivere”.
Rudolf Nureyev è stato ed è il più grande danzatore di tutti i tempi. Unico e ineguagliabile il suo carisma, la sua tecnica rappresenta per i danzatori di oggi il modello da raggiungere. Ha incantato il pubblico di tutto il mondo e ha segnato per sempre la storia del balletto classico, liberando il danzatore dal semplice ruolo di partner per attribuirgli la stessa importanza che avevano nel repertorio classico le donne.

Ed è in suo ricordo che ieri, sul palco del Teatro Smeraldo di Milano, è andato in scena il Galà “Grazie Rudy”. Una serata organizzatada Luigi Pignotti, che è stato a lungo il manager di Nureyev.
E lo spettacolo inizia proprio con la sua voce. “Ti sono stato accanto per anni, non potrò mai dimenticarti e oggi siamo qui per far rivivere la tua memoria” afferma Pignotti mentre scorrono le immagini che ripercorrono la vita, quasi romanzesca, di Rudy. La nascita su un treno della transiberiana, la povertà estrema della sua famiglia, gli studi e la carriera al Kirov, la fuga a Parigi, l’incontro con Margot Fonteyn, fino alla malattia e agli ultimi giorni trascorsi sull’Isola di Li Galli, che Rudy aveva acquistato. Poi, si apre il sipario e sulle note de La Sylphide inizia lo spettacolo. Sul palco i pas de deux più celebri del repertorio classico: da Schiaccianoci al Lago dei Cigni (III atto), da Le Corsaire a Don Chisciotte, passando per Diana e Atteone e La Bayadere. C’è spazio anche per qualche pezzo moderno: un assolo di Alaen Bottaini e un passo a due interpretato da Federica Maine e Cristiano Colangelo (Maggio Musicale).

Sul palco si alternano danzatori provenienti da tutto il mondo. Non grandi nomi, in verità, eccezion fatta per Alen Bottaini, primo ballerino del Bayerische Staatsballet (Monaco di Baviera) e Lisa Marie Cullum (principal del Bayerische Staats Ballet). Se Bottaini colpisce per l’assolo “Les Bourgeois” sulla canzone di Jacques Brel, la Cullum conquista tutti con la sua grazia e maturità scenica.
Iryna Chaban, che balla insieme a Artem Zhusov (Balletto di Spalato), si distingue per le sue linee lunghe, ma risulta a tratti un po’ troppo ginnasta. Tecnicamente forti ma poco carismatici, invece, Alenka Laufen e Anton Bogov (Teatro di Maribor).
Per una serata in nome di Rudy, forse, ci si aspettava qualcosa di più.