Secondo capitolo della trilogia d'esordio dei Les Fauves, su luci e ombre del comportamento alieno. Registrato e prodotto dal gruppo stesso in un autorimessa nella zona piu calda di Sassuolo, con budget e apparecchiature al limite della decenza, in una situazione di assoluta abusività, con un’etichetta discografica inneggiante alla liberazione espressiva e al distacco da qualsiasi ordine formale, il disco riesce finalmente a valorizzare le peculiarità del progetto: fantasia e creatività allo stato brado con l’ambizione di essere intelligente senza apparire intellettuale. I Les Fauves tentano qui di raffigurare la postmodernità in diversi modi (il titolo prende spunto dal lavoro del sociologo polacco Zygmunt Bauman). I testi, tutti incentrati su nodi chiave dell'era post-globale come la mancanza assoluta di ideali o il crollo della fiducia nel benessere economico e nel futuro, l'impossibilità di stabilire relazioni profonde e durature fra persone o la ricerca di una spiritualità oramai definitivamente perduta, sono spesso dei nonsense velati di sottile sarcasmo e ironia.

La musica é scritta per la prima volta da una generazione consapevolmente amorale (morale intesa come verità assoluta, cioè ideologica). Non avendo radici culturali radicate  in nessun luogo puo permettersi di spaziare in qualsiasi luogo, in una dimensione atemporale che comprende qualsiasi tempo, permettendosi di cambiare tono e colore anche piu volte all'interno dello stesso brano. Si possono così sentire rimandi al tango argentino di Astor Piazzolla, il funk africano di Fela Kuti, gli sperimentalismi di Laurie Anderson, gli sberleffi vocali di Frank Zappa, la musica modale della tradizione mitteleuropea, le rivisitazioni caraibiche di Harry Belafonte o Van Dyke Parks, la rivoluzione dei ritmi techno nella Detroit di gruppi come Cybotron, le innovazioni melodiche dell'italia del novecento (Puccini e Modugno in primis) e la tradizione musicale orientale (indiana e coreana). Il suono non assume mai una forma ben precisa, e i Les Fauves si muovono con la consapevolezza che in una società liquida qualsiasi limite che si possa avere é puramente mentale, come bambini cosmici avvolti nel liquido amniotico di una placenta di poliuterano espanso a galla in un oceano di brodo primordiale.