di Fabrizio Basso

E' l'album numero 31. E solo contando quelli riempiti di brani inediti. I Nomadi non sono il rock. Sono di più: sono la storia del rock. Almeno quello italiano. Hanno figli e nipoti. Alcuni degni, altri indegni. Hanno anche dei cloni. Ma quello è il prezzo che si paga alla popolarità. Ma il sound dei Nomadi è solo loro. E' un marchio registrato tra le sette note. E' l'amore per la musica. E' una corerenza nata nel 1963, col nome I Sei Nomadi e giunta fino a oggi. Quasi mezzo secolo da protagonisti e un entusiasmo che non si ritrova neanche in chi oggi ha 18 e suona sognando di diventare una star.
Come sono questi Nomadi Allo Specchio?
Consapevoli di avere realizzato il disco più bello dell'ultimo decennio. Ci abbiamo lavorato tre anni. E avevamo una voglia di stare in studio che non poteva che sfociare in un grande album. Poi, rileggendo i testi, c'è la sensazione di avere fatto un buon lavoro
Premonizioni positive, dunque?
Pulsazioni iniziali e ritmica ci hanno predisposto a un buon lavoro. Non cerchiamo autori noti ma sconosciuti. Li cerchiamo per l'Italia. Alla fine di ogni tour torniamo a casa con mucchi di testi, provini, musiche. Le liriche che ci piacciono le lavoriamo. Stavolta hanno subito assunto dei bei colori. Chi scrive per noi non è un autore di professione. Nel 1977 lanciammo lo slogan prendere alla gente per ridare alla gente: siamo un po' succhiaotri un po' Robin Hood.
La Warner
Esatto. La gente da noi si aspetta un certo tipo di percorso musicale. Talvolta prendiamo due canzoni e le mescoliamo. Gli autori professionisti si arrabbiano se cambi una riga, qui è diverso.
In Lo specchio ti riflette duettate con Jarabe de Palo
La Warner ci ha chiesto un duetto. E' uscito un ventaglio di nomi. Questo era quello più vicino al nostro modo di fare musica. E' un brano latineggiante. Gli abbiamo spedito la canzone e gli è piaciuta. Sarà sul palco con noi il 6 e il 7 aprile 2009, rispettivamente a Milano e Roma per le prime due date del nuovo tour. Il nostro ultimo duetto risale al 1997 e fu con Francesco Baccini. Poi stop. All'estero sono maggiormente predisposti. In Italia c'è più egoismo.
In Allo Specchio che ci raccontate?
Le tante facce della vita
Oggi  è difficile fare musica?
Chi fa i dischi insegue il successo. Una volta cantavi per voglia di fare. Oggi la prima cosa che fai è un demo per apparire. Cantavi nelle balere e ti scoprivano lì: oggi non esistono più i talent scout che vanno in cerca di promesse nei locali, nelle discoteche. La missione è apparire.
Anche voi siete apparsi a Sanremo.
Vero, ma non ci siamo venduti. Ci siamo andati con una nostra canzone: o quella o niente. Sanremo è come una fiera, è un gran baraccone. Una settimana a tempo pieno e poi si smontano gli stand.
Una canzone si intitola Il ballo della Sedia. E' molto ironica e descrive un'Italia che non molla appunto la sedia
Siamo circondati da banderuole. Non c'è cperenza e simao molto preoccupati dall'attacemnto alla sedia, seppur non sia una novità. Il testo lo abbiamo vestio di buon rock e di un po' di cori, sembra quasi un gospel.
La ascolteremo in radio?
Quella è un'altra nota dolente. Certi dischi non passeranno mai in alcuni network ed è una nota dolente. E' una discriminazione. Ci ha fatto meno male la censura subito anni fa per Dio è Morto.
Ora andate in tour.
Il 6 e il 7 aprile 2009 siamo a Milano e Rona con Jarabe De Palo e ci saranno delle sorprese. Poi qualche altra data. Abbiamo un pacchetto di 90 concerti, potremmo fare tre concerti.
Che effetto vi fa sapere che c'è chi ascolta i Nomadi in formato mp3?
Il mondo va così. Certo che il vinile era un'altra cosa.
La formula del vostro elisir di lunga vita?
Lasciare spazio un po' a tutti.