di Fabrizio Basso

Vent’anni di carriera con un omaggio a Jack Kerouac. Oltreché a se stesso. Massimo Priviero, una vita controcorrente, celebra con Sulla strada due decenni artistici sempre in bilico tra rock e poesia. L’album raccoglie i brani più celebri della sua carriera. Cui Priviero ha aggiunto un paio di inediti. Che in realtà sono tre.
Ci racconti la scelta di Bellitalia, Volo e Addio alle Armi
Gli inediti sono per l’appunto tre, due cantati e uno strumentale di chiusura, ce n’erano di più ma erano i più giusti nel bilanciamento generale dell’album. Questo disco rappresenta vent’anni di carriera con scelte dolorose. Si ritrovano comunque tutte le tematiche che sono solite essere nelle mie canzoni, popolate di umana resistenza, canzoni di strada, storie di alpini, ballate, pezzi più energici e lirico-culturali. Di pari passo marciavano le idee per riarrangiare i brani: i vestiti nuovi mi sono piaciuti molto, credo di avere fatto la cosa giusta, un best bieco non mi  piaceva. Tre quarti della canzoni nessuna fatica rivestirle, i passaggi sono risultati molto naturali. Tre o quattro più ostiche perché quando hai più strade da percorre è più ostica la scelta ma resta fondamentale conservare il filo dell’emotività.
Si percepiscono suoni vintage. Casuali o cercati?
Qualche strumento vecchio c’è. Ma sono basici. C’è tanto pianoforte, tante chitarre con una corretta distorsione. Volevo un disco di rock d’autore che stesse fuori dal tempo e che non seguisse il suono del momento che per altro non esiste. Oggi abbiamo tante tecnologie. Dopo vent’anni devi mettere il suono al servizio delle canzoni, non ablire, ad esempio, il rullante piccolo perché ora si usa il grande. La musica è fuori dal tempo e la grande musica va ricercata negli anni Sessanta e Settanta.
Rock e poesia convivono nei suoi lavori.
E’ una doppia anima che mi porto dietro da sempre. Ho costantemente cercato una unione tra musica e poesia. Che non c’è divisione tra rock e poesia ce lo insegnano Neil Young, Lou Reed, Bob Dylan e Bruce Springsteen. La canzone detta il modo di procedere, che poi sia rock o cantautoriale energetica è la scrittura che porta un certo tipo di matrice. Chi mi segue non ha difficoltà. Un mio concerto è metà elettrico e metà acustico. Mi piace il chiaroscuro.
La ricorrenza sarà festeggiata anche con un dvd?
Certo. In gran parte l’ho registrato il 28 marzo 2009 al Rolling Stones di Milano. Uscirà tra fine 2009 e inizio 2010. Prima chiudiamo poi aprirò nuovo capitolo.
E’ sempre stato un uomo controcorrente, fin dai tempi della rottura con la Warner.

Ho sempre cercato di essere me stesso. All’inizio ho avuto dischi in classifica poi di nicchia, ora ho una nicchia consolidata. Ero un menestrello di strada e faticavo nei rapporti con la discografia. Ho fatto degli errori, certe cose le cambierei: sostenere che si rifarebbe tutto è arroganza. Anche nel rapporto con la gente. E’ normale sbagliare. Rimane la necessità di essere se stessi. Siamo un paese allo sfascio dal punto di vista culturale oltreché economico. La questione è, a maggior ragione essere se stessi.
Il suo primo si intitola San Valentino: un avvio coraggioso e impegnativo.
Volevo scrivere canzoni d’amore in modo diverso. San Valentino significa Baci Perugina e canzoni d’amore scritte in un certo modo. Io optavo per una scrittura più di strada, per un altro modo di innamorarsi. Mi dissero che ero pazzo fare un disco così, non si doveva. Invece andò bene. Ci sono corde che ti toccano di più. Era il mio modo di innamorarmi.
Sulla strada è un evidente e voluto richiamo a Jack Kerouac e alla Beat Generation.
Kerouack è uno dei più grandi rocker della storia musicale. Ha influenzato di più la generazione precedente la mia. La Beat Generation fu fondamentale per rompere gli schemi. Da ragazzo ho girato l’Europa suonando per le strade. Nel mio zaino alloggiavano alcuni libri tra cui Sulla Strada, uno di Steinbeck e un altro di poesie di Eugenio Montale, tutti riferimenti letterari fondamentali per la mio formazione. Scrivo molto lungo la strada e quindi era coerente con questo anniversario. Sono un menestrello che condivide quel tipo di letteratura.
Chiudiamo col tour
Nei concerti non porto solo pezzi di Sulla Strada, inseriamo qualche novità. Resta comunque difficile in due ore mettere insieme nove album più gli omaggi a Bob Dylan e Tom Waits. Ogni tanto saltano fuori pezzi meno noti, ma non si può esagerare perché da certe canzoni non puoi prescindere. Eppure capita che mi chiedano canzoni che a volte non ricordo neanche io

I prossimi appuntamenti live di Massimo Priviero sono mercoledì 8 aprile 2009 al Circolo degli Artisti di Roma e sabato 18 aprile 2009 alla Fnac di via Torino a Milano.