di Fabrizio Basso

Basta col pop e avanti tutta col canzoniere dell’eccellenza della musica italiana. Marco Morgan Castoldi (guarda la fotogallery) lancia la sua crociata a difesa dell’universalità della musica italiana. O meglio, di una certa musica italiana. Il caposquadra di X-Factor esce con Italian Songbook vol. 1, il primo disco di una trilogia ambiziosa e raffinata, destinata ad aprire uno squarcio nel panorama musicale nostrano. E non solo. Sono cinque canzoni che Morgan propone in italiano e nella versione anglosassone. Cui si aggiungono Back Home Someday e una ipnotizzante Invenzione per orchestra d’archi.

Sicuro che il pop non rientri più nel suo abbecedario quotidiano?
Quando scopri che David Sylvian è più vicino alla musica italiana di Eros Ramazzotti anche i meccanismi mentali devono mutare. E’ verboso e raffinato. Il mio universo musicale e i miei riferimenti musicali sono molto più vicini a Umberto Bindi e Luigi Tenco.

Perché volume 1?
E’ il primo atto della trilogia dello straniamento. Proporrò le più belle canzoni italiane riconosciute dal mondo intero. Piacevano e venivano tradotte in inglese. Alcune le cantò anche Elvis Presley. E’ la golden age della nostra musica.

Cosa fa grande un artista?
Il sistema. Hendel, Mozarth, Mendelson vengono studiati, fanno parte del sistema. Altri fanno canzoni bellissime ma non vengono considerati. I bambini inglesi si rifanno ai Radiohead? Significa che hanno lasciato un segno. Piero Ciampi non rientrò nel sistema eppure fece cose straordinarie. E io lo propongo con Qualcuno Tornerà che diventa Someone will come Back.

Come ha scelto le canzoni?
Ne avevo una ventina, ho prelevato quelle più pronte. Sono tutti brani del periodo aureo ma ognuno è differente dall’altro.

Ma gli Usa hanno subito il fascino della nostra musica?
Certo. Non con molte canzoni, ma visibili. Io che non vivo più di un’ora senza te è un classico del canzoniere a stelle e strisce. Non per nulla Pino Donaggio, che la scrisse, è diventato una grande autore di soundtrack. Quando si dice lavorare alla Tarantino è sbagliato: la dicitura giusta è lavorare all’italiana. Back Home Someday, che apre il disco, fu scritta nel 1966 da Sergio Endrigo per il film Le colt cantarono la morte e fu tempi di massacro: cantò in inglese con una pronuncia fantastica.

Questo tuo album lo porterai in tour?
Sicuro. Voglio ricostruire il mio vecchio gruppo delle Sagome.

Certo che pensare a una trilogia è ambizioso
Tutto nasce dal mio interesse. Franco Battiato mi disse che la musica non va venduta a peso. Non per altro questo album costa 12,90 euro

Hai già idee per il secondo capitolo?
Ci saranno anche miei pezzi inediti

E’ suggestiva la versione inglese de Il cielo in una Stanza
La cantò Mina. Fu il tentativo di lanciarla oltreoceano. Ma non funzionò.

Altri azzardi all’inglese?
Fabrizio De Andrè tradusse Tutti Morimmo a Stento ma ritenne la sua pronuncia disastrosa e chiese che la copia fosse distrutta. Ma ciò non avvenne: se ne persero le tracce poi ricomparì in un mercatino. So che ora è nella mani di un discografico e so anche che Dori Ghezzi non ama parlarne perché a Faber non piacque. Io non voglio la copia ma solo i testi per poterla cantare io. Nel frattempo io procedo con la traduzione di Non al denaro non all’Amore né al Cielo (e in anteprima abbiamo ascoltato una intensa The Hill, ndr)

Altri esperimenti abortiti?
Luigi Tenco ma per altri motivi: tradusse Vola Colomba ma morì prima di proporla. In questo caso ho io il manoscritto: non so come avrebbe voluto cantarla ma la metrica è chiara. Sul finale ricorda i Beach Boys.

Italian Songbook vol. 1 potrebbe essere venduto anche all’estero?
Vero ma non è così automatico. Firmi un contratto con una major per tutto il mondo poi magari non lo distribuiscono ma neanche ti permettono di appoggiarti a una piccola etichetta indipendente. Oppure ne distribuiscono una copia per nazione per non incorrere in intoppi legali. Morgan ci offre gli abusati Anni Sessanta con una diversa chiave di lettura. Con un afflato internazionale che troppe volte abbiamo seppellito sotto la sabbia. E se qui si nasconde la magia, allora seguiamolo nella sua crociata contro il pop. Lui è Morgan Cuor di Leone.

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