di Fabrizio Basso

Nato a Londra, nell’Inghilterra degli anni Ottanta, e cresciuto all’ombra dello Stadio di Wembley, il giovane Gary crea le sue prime composizioni su un Casio giocattolo. All’arrivo al college è ormai competente in materia di strumenti, console di registrazione e programmi su computer e inizia a comporre dei mini concept album. Gary ama l’architettura di Londra e spesso osserva il paesaggio frastagliato della vecchia city traendo ispirazione per le sue canzoni. Grazie al suo talento naturale per le melodie affascinanti, le parole oneste e i suoni organici, Gary riceve ben presto diverse richieste come collaboratore musicale da artisti quali Juliette Lewis, Carina Round e Joseph Arthur. Go è un narratore ricco di talento ed è influenzato dagli scrittori Paul Auster e Arthur Miller tanto quanto lo è da Bowie e Trent Reznor. Un cantastorie nel vero senso della parola. I punti salienti del suo album di debutto includono la romantica e riflessiva Engines, con un pianoforte splendido e delicato che ricorda i Sigur Ros, e Wonderful, dall’allegria contagiosa in grado di dare sollievo anche al più pesante dei cuori. Lo abbiamo intervistato a Milano.

Quanto è stato importante nella sua carriera essere un autodidatta?

E' nstata una necessità, prima di essere un reale desiderio. Ogni lavoro che ho fatto, anche prima di iniziare a fare musica, l'ho sempre imparato da solo senza nessuno che mi insegnasse. Quindi è stato più una situazione in cui mi sono trovato, l'alternativa era non fare nulla. Ho preferito farmi da solo. Anche perché pur essendo nel mondo dello spettacolo, mio padre era un produttore televisivo, quindi non sapeva nulla e non aveva contatti con il mondo della musica. Anche volendo non avrebbe potuto aiutarmi.
Per essere album di debutto ci sono collaborazioni importanti, quindi dobbiamo aspettarci grandi cose nel futuro?
E' stata sicuramente una grande opportunità lavorare insieme a gente come Kevin Kille e Chris Lord Alge per citarne alcuni. La speranza è quella di continuare a lavorare con grandi professionisti, sia tecnici sia artisti.
Come nasce la sua grande passione per l'architettura?
Devo dire che in generale sono un grande osservatore. Mi piace guardare le persone, gli oggetti e gli edifici in particolare.
Soprattutto perché io non vedo solo un oggetto inanimato. Ne percepisco l'anima, ne immagino la storia. Amo tantissimo Londra per questo e anche Manhattan. Una mia grande passione è girare in auto per Londra, la mia città, ascoltare la musica e guardare fuori dal finestrino gli edifici che mi passano accanto. Da Saint Paul Cathedral fino alla più anonima delle case
Cosa ispira le sue canzoni?
La mia principale ispirazione sono le mie esperienze personali, la mia vita e tutto ciò che mi circonda. Principalmente scrivo e canto per aiutare me stesso. Molte persone mi ringraziano del fatto che le mie canzoni le hanno aiutate. Non ho la presunzione di aver scritto nulla per aiutare gli altri, ma se questo accade sono molto felice di averlo fatto. C'è da aggiungere che sono nato e cresciuto vicino lo stadio di Wembley, quindi ho ascoltato fin da piccolo le grandi star che si sono
esibite là. Da David Bowie fino a Michael Jackson, che è stato il primo concerto dal vivo che abbia mai visto a Londra.
A otto anni ha scritto la canzone Stomach Ground, su un villaggio costruito su uno stomaco umano. E' sempre stato così fantasioso?
Pensavo mi desse del folle! Fantasioso mi piace, direi proprio di si, fin da bambino. Non a caso mio padre è stato uno dei produttori del Muppet show, quindi sono cresiuto anche a contatto con quegli straordinari personaggi. La fantasia è stata sempre presente nella mia vita.
Le piace l'Italia?
L'italia mi piace moltissimo, è un paese in cui vivrei. Il mio luogo ideale sarebbe una casa in cima ad una collina, con una bella piscina e un frigorifero. Non avrei bisogno di altro. La speranza naturalmente
è quella di venire in italia non solo da turista. Recentemente sono stato uno dei supporti musicali al concerto di The Script in Italia.

Gary Go in Just dance