di Marco Agustoni

A otto anni di distanza dall’omonimo esordio gli A Camp - band formata da Nina Persson dei Cardigans, da suo marito Nathan Larsson, compositore di colonne sonore, e da Niclas Frisk - hanno pubblicato un nuovo album, intitolato Colonia. Ora sono in tour per l’Europa e lunedì 20 aprile si fermeranno a Milano, all’ARCI Magnolia (ingresso 10 euro), per un’unica data italiana. A parlarci del disco e della band è Nathan.

Che differenze ci sono tra il vostro nuovo album, Colonia, e il disco d’esordio degli A Camp?
Questo nuovo album è molto più orchestrato, abbiamo fatto tutto molto più in grande. È un disco fatto di gesti ampi ed è meno minimalista rispetto al primo. Soprattutto, abbiamo cercato in tutti i modi di evitare di subire l’influenza del country americano.
Che cosa vi ha influenzato di più nel comporre i brani per il disco?
Penso che l’album sia stato influenzato più che altro dalla storia, da determinate immagini o film. Ci interessava indagare il concetto di colonialismo e l’impulso umano a conquistare terre straniere che non gli appartengono in nessun modo. Colonia è influenzato più da determinate atmosfere che dalla musica di qualcun’altro.
In principio sembrava che A Camp fosse il progetto solista di Nina Persson, adesso le cose sembrano cambiate. Come si è evoluta la situazione della band?
Tutti e tre scriviamo le canzoni degli A Camp, quindi abbiamo deciso che non doveva essere più solo Nina a dover rappresentare e difendere queste canzoni e questi testi. Così abbiamo pensato che avesse più senso che questo album fosse percepito come il lavoro di un gruppo piuttosto che come un progetto solista.
Parlando con Nina, ti sembra che la sua esperienza negli A Camp abbia influenzato la musica dei Cardigans, o i due gruppi rimangono ambiti completamente separati?
Penso che siano due cose piuttosto distinte, ma so che prima di registrare il loro penultimo disco, Long Gone Before Daylight, i Cardigans hanno parlato molto del disco degli A Camp e del suo suono, quindi credo che ci sia stata una qualche influenza. Credo però che, in termini di approccio, Nina concepisca i Cardigans e gli A Camp in una maniera radicalmente differente. Lei è molto più coinvolta creativamente in questo progetto che con i Cardigans, in cui è il chitarrista (ndr: Peter Svensson) a scrivere la maggior parte delle canzoni.
Come ci si sente a suonare nella stessa band e ad andare in tour con propria moglie?
Di solito siamo entrambi molto impegnati, io compongo colonne sonore di film e magari devo lavorare quando lei si sta riposando da un tour con i Cardigans, così capita che non riusciamo a vederci. Perciò è fantastico poter passare del tempo assieme. Inoltre, entrambi siamo sempre stati coinvolti in questo genere di cose - band musicali, grandi concerti, tour - quindi sappiamo cosa possiamo fare per evitare le difficoltà derivanti dagli aspetti negativi di queste situazioni.
Siete pronti per il concerto di lunedì a Milano?
Siamo davvero eccitati e non sappiamo cosa aspettarci perché non abbiamo mai suonato a Milano. Siamo contenti perché amiamo davvero la città e sarà affascinante poterci suonare dopo essere stati in Germania, a Varsavia e a Vienna.


Stronger than Jesus, primo singolo estratto da Colonia