di Fabrizio Basso

La musica underground (e anche quella overground) sarebbe molto più povera senza le Radici nel Cemento. Da Roma, e litorale, con furore, da oltre quindici anni, per raccontarci come le contaminazioni siano un’arte magica, con sfumature alchemiche. Il loro ultimo album Il Paese di Pulcinella è uscito meno di un anno ed è già un cult. Come per altro i precedenti. Il loro furgone ha macinato migliaia di chilometri perché la popolarità, la stima, la simpatia, se la sono conquista in concerto. Le cantine sono diventate anguste molto presto per Adriano Bono (voce, ukulele soprano, flauto traverso, cori), Christian Simone (sassofono tenore), Giorgio Spriano (voce, chitarra, cori), Giulio Ferrante (voce, basso, cori), Vincenzo Caristia (batteria, percussioni), Leonardo PidDuB Bono (dub, mixer). A raccontarci un successo che si sta allargano come i cerchi d’acqua quando tiri un sasso nello stagno è Adriano Bono, che del gruppo è anche il ragioniere.
Per lei non solo strumenti in mano, anche un ruolo organizzativo
Oggi un musicista deve anche essere manager, soprattutto per gruppi come il nostro
Avere ritmi frizzanti e temi ingombranti: crisi economica, omosessualità…
La nostra cifra stilistica è comunicare contenuti e messaggi con un po’ di ironia
Quando siete nati?
Il primo concerto è del 1995. Ma prima c’è almeno un biennio di cantine
Come vi definite?
Un gruppo d’animo punk formato da autodidatti. Abbiamo comprato gli strumenti e ci siamo votati al reggae, che è un genere che ci piace. Poi jazz, funk, ska, calypso, dub…evviva le contaminazioni. Suoniamo col cuore
Per essere autodidatti siete imponenti
Talvolta si impara più con l’arte di arrangiarsi che con le scuole. La passione fa la differenza e chi suona la musica nella giungla la passione ce l’ha
Siete romani de Roma?
Veniamo dal litorale, Ostia, Fiumicino che sono perfette località da reggae. Ma ci consideriamo romani per cultura
Tanti concerti, eh?
Almeno 800. E’ partito come un gioco e quindi abbiamo sempre suonato. Col nostro furgone abbiamo girato Italia ed Europa. Per altro nelle prossime date dobbiamo fare i musicisti più seri, almeno un pochino, perché dopo l’estate vorremo uscire con un album dal vivo
Avete aperto uno show degli UB40
Esperienza straordinaria. Abbiamo visto come lavora e si muove un gruppo reagge di fama mondiale. Noi siamo un gruppo da piazza, che fa divertire un pubblico giovane e squattrinato
Uno dei vostri hit è Bella Ciccia
Dedicata a tutte le ragazze che si sentono grasse. E’ un elogio alla ciccitudine.
La musica underground è di buon livello?
Ci sono idee e talenti ma pochi spazi. E’ difficile fare il musicista come mestiere senza un salto di qualità. L’industria musicale non ha svolto al meglio il suo lavoro, è stata colonizzata dalle case madri internazionali. E poi c’è la crisi che trasforma la musica in un bene di lusso: mancano i soldi e molti locali chiudono. Il cd non è mai stato amato e il vinile è stato abbandonato troppo presto: ma era un oggetto da curare. E infatti sta tornando.
Il futuro è online?
Va verificato sul lungo termine. Oggi è una risorsa in più ma siamo ancora in una fase di transizione. Per capire se internet salverà la musica occorre qualche anno

Ma se le Radici nel Cemento ramificano, bucano l’asfalto e il cemento (questo è il significato di un nome così curioso, che agli albori era Roots in Concrete) e si trasformano in rami e germogli beh la musica avrà lunga e fiorente vita.

Radici nel Cemento in Bella Ciccia