di Marco Agustoni

Correva l’anno 1939. Alfred Lion, un ebreo tedesco con la passione per il jazz, la musica dei negri proveniente dall’America, decise di lasciare la Germania ormai alle soglie della Guerra Mondiale e approdò negli Stati Uniti. Qui, fondò la Blue Note Records, etichetta discografica specializzata in musica jazz destinata a lasciare il segno nella storia della musica. Il leggendario pianista Thelonius Monk, il trombettista maledetto Miles Davis, il virtuoso Herbie Hancock sono passati di qui. E questi sono solo alcuni dei nomi celebri del jazz, ma non solo, che in qualche modo hanno lavorato per la Blue Note.

Risulta evidente, quindi, che l’immensa discografia della Blue Note Records rappresenti oggi un archivio storico e culturale di notevole rilevanza. Ecco quindi che, per festeggiare i settant’anni di età, che ricorrono proprio quest’anno, l’etichetta discografica ha annunciato una serie di ristampe dei dischi che ne hanno fatto la fortuna. Ma non si tratterà solo di una celebrazione nostalgica del passato: la Blue Note ha deciso di guardare anche al presente (e al futuro) organizzando il tour americano e mondiale dellla all-star band The Blue Note 7, composta da virtuosi di oggi come il pianista Bill Charlap o il sassofonista Ravi Coltrane.

Il settetto ha inoltre inciso il disco commemorativo Mosaic: A Celebration of Blue Note Records, in cui vengono riarrangiati e reinterpretati otto brani classici dell’etichetta discografica: si va da Dolphin Dance di Herbie Hancock a Criss Cross di Thelonius Monk, passando per Inner Urge di Joe Henderson. Il segnale è chiaro: nel settantesimo anno di attività, la Blue Note Records afferma senza esitazioni che il jazz non è morto, ma è anzi attivo e vitale come negli anni d’oro.