di Marco Agustoni

La musica soul ha una nuova reginetta, che a sorpresa arriva dall'Irlanda. Nonostante abbia solamente ventuno anni, le sue canzoni sono state inserite in numerosi film e serie tv, da Sette anime di Gabriele Muccino a Grey's Anatomy. Laura Izibor, di cui è appena uscito il disco d'esordio Let the Truth Be Told, ci racconta in un'intervista "tutta la verità e nient'altro che la verità" sul suo successo.
Cominciamo dal suo disco, che hai intitolato Let the Truth Be Told (che sia detta la verità). Di che verità sta parlando?
Riguarda tutto l'album. Significa che non posso mentire su quel che mi sta succedendo, perché questa sono io. Il disco è la mia verità: le mie storie, quel che ho passato, il fatto di essere diventata una donna, perché ho cominciato che avevo diciassette anni e ora ne ho ventuno. L'ho intitolato così perché sentivo bisogno di onestà.
Il disco è dedicato ad Ahmet Ertegun (fondatore della Atlantic Records scomparso nel 2006, ndr): ha avuto la fortuna di conoscerlo?
Non proprio, è morto appena prima che firmassi per la Atlantic Records. Ma sapevo molte cose sulla sua vita, ha fatto così tanto per la musica soul... e così ho pensato che fosse bello che comparisse il suo nome sul disco.
Ci sono voluti quattro anni per realizzare questo disco. È una perfezionista oppure è semplicemente pigra?
No, no... il fatto è che avevo firmato per la Jive Records, a diciassette anni, ma poi sono passata alla Atlantic e c'è voluto un anno e mezzo per riuscire a liberarmi dal mio precedente contratto. Non è stato il processo creativo a essere lento, solo che c'era di mezzo il lato burocratico delle etichette discografiche. Ma ora come ora penso che sia stata una fortuna, perché adesso sono un'adulta, mentre allora non lo ero ancora. Questo mi ha concesso di vivere la mia vita di teenager lontana dalle pressioni che il lancio di un disco ti impone.
E' all'inizio della carriera eppure varie sue canzoni sono state scelte per film o serie tv importanti. Come è stato possibile e in che modo ciò l'ha agevolata?
È cominciato tutto con Diario di una tata. La persona che si occupava delle canzoni da inserire nel film stava camminando per la Atlantic Records e ha sentito per caso una delle mie canzoni venire da un ufficio. È entrata e ha chiesto se ci fosse qualche mia canzone utilizzabile per il film o se potessi comporre qualcosa. Così è stata scelta Shine. È cominciata in questo modo, poi è stato tutto un chi è la ragazza che ha scritto la canzone di questo film? e così via. Tutto ciò mi ha aiutato tantissimo. Posso vederlo anche fisicamente, quando la gente viene ai miei concerti, sente una canzone e pensa: Questa dove l'ho già sentita?
Com'è guardare un film e, all'improvviso, sentire la propria voce che canta?
Molto strano. Mi è successo con Step Up 2, lo stavo vedendo quando a un certo punto si è sentita una mia canzone e ho pensato: Oh, eccola qua!
L'Irlanda non è un paese tradizionalmente associato al soul o all'r&b. Si sente un'eccezione?
In effetti mi sento diversa, ma è una bella sensazione. Trovo positivo essere sul confine, a portare qualcosa di diverso dal tradizionale sound irlandese.
Ha aperto i concerti di una leggenda come Aretha Franklin, ma anche di artisti come Estelle o John Legend. Come ci si sente?
Giusto pochi giorni fa stavo scrivendo sul mio blog quanto sia stata fortunata a partecipare settimana scorsa alla trasmissione radiofonica di Stevie Wonder. Quando sono entrata lui si è messo a cantare una mia canzone. Ora sono in tour con India Arie, ma ho anche aperto i concerti di Al Green, James Brown... È tutto così folle, surreale.
Quale cantante o musicista ha influenzato di più il tuo stile?
All'inizio, quando avevo appena cominciato a fare musica, Carole King. È fantastica. Tapestry, il suo album, era esattamente ciò che avrei voluto rifare. Poi ho cominciato ad ascoltare anche Otis Redding, Donny Hathaway...
Il suo prossimo singolo si intitola Don't Stay. Com'è rispetto a quello precedente, Smile?
È molto diverso da Smile, è molto più riflessivo. Don't Stay tratta del portare avanti una relazione con qualcuno che però non è del tutto coinvolto, non gliene importa tanto quanto importa a te, ma sta lo stesso con te. È piuttosto meschino condurre delle relazioni così impari. Allora quel che Don't Stay dice è: Se non vuoi stare qui, allora non rimanere, vattene via.

Laura Izibor in Don't Stay