di Marco Agustoni

Sono passati dai piccoli concerti in giro per il Trentino per promuovere i loro album autoprodotti alla platea televisiva di X-Factor, dove hanno sfiorato la vittoria. Ora the Bastard Sons of Dioniso sono usciti con l'EP L'amor carnale e hanno già pronto del nuovo materiale. I tre rocker della Valsugana - Jacopo (basso), Federico (batteria) e Michele (chitarra) si raccontano in un'intervista a Mag.

Siete arrivati in finale a X-Factor e avete perso per una manciata di voti: un commento che sia riportabile sul nostro sito?
Federico: Nooooooooo!
Jacopo: No, noi non abbiamo perso. Già in semifinale eravamo contenti come delle Pasque, potevamo anche andarcene lì.

Cosa cambia nell'esibirsi di fronte a qualche decina di persone in un pub e davanti a milioni di telespettatori in tv?
Jacopo: È più difficile suonare nei pub davanti a poche persone, perché le guardi in faccia
Federico: Nei locali piccoli vedi chi soddisfi o meno. In televisione va bene, c'era la platea di seicento persone, ma io non ho mai pensato "Dio, sono in tv davanti a milioni di spettatori"

Già prima di X-Factor avevate alle spalle una notevole esperienza live. Questo vi ha aiutato ad arrivare al programma più preparati di altri concorrenti?
Jacopo:
Non penso, perché è una cosa completamente diversa. Era strano vederci l'un l'altro con un microfono in mano, mi vien da ridere ridere a pensarci tutt'ora e mi fa strano pensare che l'abbiamo fatto senza nessun problema.

Tra l'altro avevate già autoprodotto due dischi, di cui uno pittorescamente intitolato Great Tits Heat...
Federico: Quando esce il primo disco, uno vuol fare il gradasso e se gli chiedono come si chiama l'album dice Great Tits Heat (ndr: che suona bene o male come Greatest Hits, "I più grandi successi"). E se l'altro gli dice: "Ma come? È solo il primo disco", gli risponde: "Eh no, non è Greatest Hits. Vuol dire «Grosse tette scaldano»".

Nell'EP L'amor carnale invece avete inserito il vostro inedito cantato a X-Factor e delle cover. Come è avvenuta la scelta di queste ultime?
Jacopo: Abbiamo dovuto mettere delle cover per chiudere il discorso X-Factor. Con questo EP abbiamo fatto il punto della situazione e abbiamo usato quello che ci sembrava più bello e divertente della nostra esperienza.

State già lavorando a qualcosa di nuovo?

Jacopo: Prima di cominciare con il programma stavamo finendo di registrare il nostro terzo album autoprodotto. Attualmente è tutto fermo lì, però ci sono già dodici brani in inglese più altri che abbiamo scritto nel frattempo. Quindi di materiale ce n'è.

Come è stato poter riprendere in mano gli strumenti dopo X-Factor?
Jacopo: Una fatica. Ma è stato un piacere. È come quando non fai l'amore per tanto tempo e alla prima volta che lo rifai non sei bravo...
Federico: Forse tu... (ridono)
Jacopo: ...ma se continui a farlo migliori.

Il duetto con Elio e le storie tese è avvenuto, a vostro parere, perché anche loro come voi hanno scelto, tempo fa, di esibirsi nel corso di un'importante manifestazione canora in tv (ndr: Sanremo) senza curarsi delle critiche dei puristi?
Jacopo: Vincendola arrivando secondi, tra l'altro
Federico: Volevamo arrivare secondi e abbiamo chiamato gli Elii, per andare sul sicuro. (ridono) No, a parte gli scherzi, noi abbiamo scoperto tre giorni prima con chi avremmo duettato e le prove le abbiamo fatte il pomeriggio della diretta. È stata la miglior sorpresa che ci potessero fare.

Com'è stata Mara Maionchi, vi ha torchiato?
Jacopo: No, anzi. Ci ha sempre fatto capire che stava dalla nostra parte. E il meglio che puoi dare a un artista è confidare delle sue capacità, perché ti senti più libero di lavorare come vuoi. Anche ora, c'è fiducia nelle nostre capacità di artisti e quindi ci sentiamo carichi e sicuri di poter fare le cose per bene.