di Chiara Ribichini

Un provocatore. Così il nuovo direttore del corpo di ballo del Teatro alla Scala Makhar Vaziev definisce l’étoile Roberto Bolle durante la conferenza stampa di presentazione del Trittico Novecento, la serata dedicata a tre capolavori del secolo scorso (Bella Figura di Jiří Kylián, Apollo di George Balanchine e Voluntaries di Glen Tetley) che andrà in scena dal 7 maggio .
“Per il pubblico è importante vedere Roberto sul palco, per me averlo in sala prove perché lui provoca i giovani e non c’è pregio più grande”. Uno stimolo dunque, ma anche un maestro da cui apprendere i segreti del mestiere. “Ballare con Roberto Bolle è sempre un valore aggiunto” afferma il primo ballerino Mick Zeni presente nella sala gialla del Teatro alla Scala insieme agli altri interpreti principali. “Roberto ha sempre una correzione in più per tutti” osserva la prima ballerina Sabrina Brazzo. Le fa eco Gilda Gelati, anche lei prima ballerina: “Oltre che un direttore del corpo di ballo e un maestro in sala c’è anche Roberto”. Lui scherza con i suoi colleghi: “Già, sono un rompiscatole”. E confessa: “Sono contento di essere da esempio, è importante stimolare i giovani, essere un modello positivo soprattutto per il modo in cui un danzatore si comporta in sala, per l’impegno che mette nel suo lavoro. Sono la costanza e la dedizione che fanno il grande artista”.

Impegno e dedizione, ma anche un talento unico. Il fisico statuario, una bellezza che ricorda la scultura greca. “Roberto Bolle è l’Apollo della danza mondiale per eccellenza” afferma Makhar Vaziev. E Apollo è proprio uno dei suoi primi ruoli e quello che ha più desiderato. “L’ho ballato in diverse occasioni, ma qui alla Scala non lo interpreto dal 1997. Rispetto ad allora sono diverso, più maturo”. E sottolinea: “Si prova una sensazione particolare quando si balla Apollo, sembra quasi di sfiorare con mano il senso del divino. Sul palco c’è qualcosa di magico, di non reale, si crea un’atmosfera mistica”.
In sala c’è Gabriele Corrado, giovanissimo danzatore che sarà Apollo nel secondo cast. “Mi sono avvicinato con delicatezza a questo ruolo, avevo quasi paura di caricare troppo”. Definito da molti “il delfino di Roberto Bolle” Gabriele non teme il confronto con l’étoile: “Siamo due danzatori molto diversi, anche per l’età”. E confessa: “Osservarlo mi dà speranza, perché vedo in lui l’evoluzione che c’è stata negli anni e mi auguro di averla anche io. Tra noi c’è uno scambio positivo”.

Accanto a Gabriele Corrado, danzerà nel ruolo di Tersicore Francesca Podini, altra promessa del Teatro alla Scala:“Sono onorata di interpretare la musa della danza”. Alta, sottile, con le linee lunghe, Francesca è la perfetta danzatrice balanchiniana. E sul grande coreografo fondatore del New York City Ballet osserva: “E’ riuscito a rendere esattamente il concetto di danza in pochi secondi. Sono i passi che ti portano ad essere Tersicore. La coreografia è perfetta”. Poi, parla delle difficoltà incontrate in Voluntaries, la coreografia creata da Glen Tetley nel 1973 in onore del coreografo John Cranko scomparso prematuramente. “Sono quasi più in aria che in terra. Ci sono delle prese difficilissime. Ballo con due uomini. Danzare in tre è davvero dura, bisogna che ognuno ripeta i movimenti sempre allo stesso modo, ogni volta. Abbiamo provato tanto. Poi, ad un tratto, ci siamo accorti che avevamo iniziato a respirare in tre”.

Sulla difficoltà di Voluntaries scherzano un po’ tutti i danzatori. “E’ complicato perché le gambe sono classiche, mentre la schiena si muove come nella danza contemporanea” dice Antonella Albano. “Richiede molta potenza fisica” precisa Antonino Sutera. Ma sottolinea: “Tetley è più vicino al nostro linguaggio. Kylián è più lontano e abbiamo dovuto lavorare molto per avvicinarci al suo stile ”.
La difficoltà di Bella Figura, coreografia creata da Jiří Kylián nel 1995 per i vent’anni dalla nascita del Nederlands Danse Theatre, è “riuscire ad esprimere al pubblico il dramma, la resurrezione, l’amore, la leggerezza, semplicemente attraverso il corpo, senza l’aiuto dei gesti propri della danza classica” spiega Antonella Albano. E continua: “E’ un inno alla bellezza, un pezzo molto raffinato. C’è un’atmosfera da sogno”. In Bella Figura Antonella danza in topless, con una ampia gonna rossa.
“Nessun imbarazzo, è arte. E’ un mettere a nudo le proprie emozioni. Si prova una sensazione forte Ed emerge tutta la bellezza fisica e la potenza dei sentimenti”.