di Fabrizio Basso

La cattiva ragazza si è redenta. O almeno pare. Ha messo la testa a posto? Parrebbe di sì: si è sposata, è di nuovo in tour con i Black Eyed Peas. Ma in questa stagione buonista della sua vita ci piace comunque ricordarla quando indossava i panni della cattiva ragazza, quando la sua vita correva, a tutta velocità, tra sesso, droga, rock’n’roll, Brigitte Bardot, Tina Turner, Quentin Tarantino e mafia. Miss Black Eyed Peas Stacy Ann Ferguson, Fergie per tutti, è stata anche questo. Pure quando si mascherava da brava bambina il look restava quello aggressivo del suo primo gruppo, le Wild Orchid: piercing al sopracciglio sinistro, sei anellini sempre all’orecchio sinistro, camicetta aderente, minigonna a girovita e una scarpa di coccodrillo con tacco assai alto. La storia di tanta parte della sua vita questa erotica rockstar li affidatò a The Dutchess, suo primo, e finora unico, disco da solista: Fin da piccola –raccontava- era il mio obiettivo più grande e con la complicità del mio amico di pazzie will.i.am dei BEP ho realizzato un album che è un mix di stili e mi rappresenta.

E' praticamente una biografia cantata. Leggendo, anche oggi a distanza di tempo e dopo avere metabolizzato i suoi cambiamenti, le liriche si intuisce subito che non è ricorsa a reticenze e che ha sfidato se stessa non solo sul piano artistico ma anche su quello personale, intimo. La canzone simbolo era Voodoo Doll: "E' una sfida interiore speciale. Combatto me stessa e la droga. Avevo bisogno di rivivere emozionalmente certi momenti per archiviarli come passato: mi ritengo fortunata a esserne venuta fuori. Farsi di crystal meth significa avere demoni e angeli che giostrano nel tuo cervello. Di solito i demoni la spuntano: io sono stata fortunata". La sua fase tossica è ulteriormente approfondita in Losing my ground mentre in London Bridge parla di sesso. Era la prima volta che affidava sue riflessioni a una canzone. Nulla a che fare, quel titolo, con la filastrocca del London Bridge che è falling down, qui il ponte è una posizione che si usa nell’amore di gruppo. Fergy sorride e, sorniona, replica che quelle cose lì non le ha mai fatte: "Vado oltre i giochi di parole. Ogni canzone è autobiografica: sono nuty, birichina, e lo racconto. Quando compongo per i BEP ogni strofa va esaminata tutti insieme, questa volta ho potuto fare la pecora nera in autonomia. Parlo in modo schietto e aggressivo: ho una bocca da camionista!”. Chi avesse dubbi ascolti London Bridge. La parola shit risuona quattro volte nelle prime due righe!.

Il book dell'album era corredato da sei foto di Fergie stilizzate: "Mi interessava trasmettere la sensazione del fluire del tempo. Avrei voluto utilizzarne 12, ma tra prove e concerti il tempo è stato tiranno". Il tempo è importante per l'ex (?) bad girl poiché molti suoi miti arrivano dal passato: adora Brigitte Bardot e il suo film preferito è il contestato Il disprezzo, tratto dal libro di Alberto Moravia con Michelle Piccoli e Fritz Lang: “Poi mi piacciono i musical perché da piccola i miei genitori mi portavano spesso alla rappresentazioni. Il migliore? West Side Story. Poi Ella Fitzgerald, The Tempations, Chaka Khan, Madonna e soprattutto Tina Turner: ho assistito a un suo concerto che avevo dieci anni. E’ una vera donna del rock, il suo scopo è fare uno show e far divertire la gente. Non gliene frega niente se suda e il trucco si scioglie”.

Dopo avere recitato in Grind House di Quentin Tarantino e nel remake di Poseidon dove interpretava se stessa, continua a nutrire un sogno hollywoodiano: “Recitare in un film di mafia. Amo quel genere: Il padrino e The Godfellas sono tra le mie pellicole preferite. Adoro la serie tv I Sopranos con James Gandolfini. Vorrei Martin Scorsese alla regia e Robert De Niro come capomafioso. E poi io". Ma nei panni della pupa del boss o della poliziotta infiltrata? "Non ve lo dico”. Forse perché non ha ancora capito se si diverte di più a fare la brava ragazza o la cattiva.