di Fabrizio Basso

Un viaggio lungo oltre due ore in una carriera che ormai sfiora i quarant’anni. Riccardo Cocciante esce di scena e lo fa con l’Arena di Verona tutta in piedi, una standing ovation degna di un gladiatore. Ma il suo non è un addio. Si sposta un po’ più in là e si dedica ad altro. Magari qualche altro concerto ci sarà, ma dovrà essere una occasione speciale. E forse anche un altro disco di inediti ma solo se avrà qualcosa da comunicare. E’ il sistema che non gli piace più.

Davvero la musica è finita?
Cantare è la mia vita, ma nella stessa vita cambiano le cose e i progetti, le finalità si rivedono.
Lei che farà?
Continuerò a scrivere. Voglio portare i giovani ad amare il melodramma e per farlo è necessario studiare un nuovo linguaggio, modernizzarlo.
Le sue opere Notre Dame de Paris e Giulietta e Romeo confermano che è possibile.

E pensare che prima mi hanno sconsigliato di rappresentare il mio Quasimodo in Francia. Ed è stato un trionfo. Lo stesso in Italia ed è andata altrettanto bene. Per scrivere Notre Dame ho abbandonato ogni altro progetto. Ci credevo.
Ora sta lavorando a una nuova opera? Stavolta in che epoca ci scorta?
Scrivo sempre. Quando si accende la stellina della creatività va colta, altrimenti è smarrita definitivamente. In questo periodo sto curiosando nella cultura di altri paesi. Diciamo che mi piace fondere gli stili.
Qual è il suo approccio creativo a un’opera?
Sono convinto che la scrittura, i tempi e la melodia siano prioritari. La fase realizzativa avviene in un secondo momento.
Insomma, non sparirà.
Lavoro molto. E’ un certo tipo di approccio che non tollero più. Quando ho fatto il concerto a Malta con Gianni Morandi e Claudio Baglioni mi sono divertito: non c’erano preoccupazioni né pressioni. Quindi se si verifica una condizione particolare tornerò sul palco. Ma mai più tour.

E allora raccontiamolo questo ultimo concerto. E’ un rincorrersi di arie di opera e di canzoni che hanno fatto da colonna sonora a tante vite. Cocciante è vestito di bianco. Entra in scena che non è ancora buio e omaggia il pubblico, e la città che lo ospita per questo concerto-evento, con Verona, aria che apre il suo Giulietta e Romeo. Quindi La Festa siamo Noi: l’Arena si tinge di rosso e tutti i ragazzi cantano con lui. Sul palco ci sono circa duecento persone: i novanta musicisti e i cento coristi dell’Arena più tutto il cast di Giulietta e Romeo. Poi appariranno, ospiti a sorpresa, Lola Ponce e Giò di Tonno, i primi protagonisti di Notre Dame, nonché vincitori del Festival di Sanremo nel 2008. Il primo classico è Cervo a Primavera. Tutto il primo atto è un rincorrersi di opera e pop. Si va al riposo con Bella Senz’Anima e si riparte con Il Tempo delle Cattedrali da Notre Dame. Poi due classici quali Celeste Nostalgia ed Era Già Tutto Previsto. Su La Mia Casa è la Tua appare Lola Ponce: di fucsia vestita, vede alle sue spalle colorarsi le gradinate della medesima tonalità. Pochi istanti ed ecco Giò di Tonno: allievi e maestro insieme. Il finale è da batticuore. Cocciante è ormai padrone del palco: Quando finisce un Amore fa alzare tutti in piedi, Margherita, attesa fin dalle prime note, si trasforma in un coro collettivo. Chiude con In Bicicletta, un fuori programma. E ora sì che la musica è davvero fnita. Per ora. Fino a una prossima grande occasione.

SCALETTA

I ATTO
Verona
La festa Siamo Noi
Cervo a Primavera
Gli Occhi negli Occhi
Primavera
Tu Sei
Un Buco nel Cuore
I Clandestini
Dio, ma Quanto è Ingiusto il Mondo
L’Alba
Quel Respiro la Vita
Bella senz’Anima

II ATTO
Il tempo delle Cattedrali
Celeste Nostalgia
Era già Tutto Previsto
La mia Casa è la Tua
Ali in Gabbia, occhi Selvaggi
Bella
Poesia
Vivi la tua Vita
Mercurio, Tebaldo, Le Spade – Com’è Leggera la Vita
Sincerità
Un Nuovo Amico
Quando finisce un Amore
Se Stiamo Insieme
Margherita
Questione di Feeling
Io Canto
In Bicicletta


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