Inneggia alla Santa Libertà il cantautore Roberto Santoro nel suo disco meticcio, un concentrato di rock e canzoni d’autore con influenze folk-etnico e qualche nota pop: "E' un album dove vengono coniugati i generi con le necessità dei testi per dar vita a canti d’amore e d’amicizia, di speranza e di desiderio. Un viaggio tra episodi reali e simbolici, perché laddove l’esperienza non basta, occorre diventare visionari".

E' una vita da menestrello quella di Roberto Santoro, una vita passata a suonare per vivere e a vivere per suonare. Inizia con la chitarra, affascinato dalle canzoni di Fabrizio De André e Bob Dylan, dai suoni rock che arrivano dal mondo anglosassone (Nick Cave, Smiths, Cure), dai versi di Baudelaire e Cesare Pavese. Entra a far parte, giovanissimo, di numerosi gruppi sotterranei come cantante-chitarrista e nascono le sue prime composizioni. Si trasferisce a Milano, si iscrive a Lettere e Filosofia e si guadagna da vivere suonando con diverse cover band, in giro per l’Italia e all’estero. Nel 2006 incontra Angelo Carrara che decide di produrre il suo primo album Santa Libertà appunto, quasi un concept-album dalle sofisticate influenze folk-pop, diretto dalla produzione artistica di Mauro Pagani, Eugene Rutherford e Filippo Bentivoglio. Nel luglio 2008 riceve il Premio Lunezia Future Stelle per il valor Musical-Letterario della sua opera.

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Roberto Santoro in Non credo che sia stato Andrea