di Fabrizio Basso

Michael Jackson è morto. Un infarto ha scritto la parola The End sulla storia di uno dei personaggi-simbolo della storia del Pop. Una vita di successi e di eccessi, la sua. Ha cambiato il modo di ballare, ha rivoluzionato il concetto di video musicale, solo con Thriller ha venduto 109 milioni di dischi. Ma si è sempre sentito un brutto anatroccolo. Questi ultimi anni sono stati un calvario. La folle ricerca di una perfezione efebica affidata alla chirurgia plastica ne hanno minato il fisico. Gli scandali, pedofilia in primis, ne hanno minato lo spirito. Il tentativo fallito di costruire un paradiso nel ranch ribattezzato Neverland: ma anche lì il sole è tramontato. Un bambino ingenuo. Ecco cosa è sempre stato. Ha vissuto come in un parco giochi, dove a ogni baraccone incontri una maschera diversa. Ed era lui nella casa degli specchi. Con quelle immagini distorte che rappresentano tante realtà. Se n'è andato alla vigilia di un tour mondiale che era già sold out. Poteva morire in mille modi e invece è morto nel modo più banale: tradito dal cuore. Tradito dalla normalità al termine di una vita che la normalità non l'ha mai conosciuta.


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