di Marco Agustoni

Ogni morte trasforma un mito in leggenda. E le leggende, si sa, sono costituite da un florilegio di storie che nascono, si accumulano e si mescolano fino a stemperarsi in un calderone di racconti in contrasto tra loro eppure ugualmente “veri”. Doveva succedere – ed è subito successo – anche per Michael Jackson: sono passati pochi giorni dalla sua morte e già dicerie più o meno fantasiose sono sorte attorno alla sua figura, mentre le cause del suo decesso sono andate a fertilizzare le più svariate teorie del complotto. Sottile paranoia diffusa oppure volontà di rendere, attraverso un processo collettivo di reinterpretazione della sua vita, Michael Jackson speciale più di quanto già non sia?

Forse non è nulla di tutto ciò, ma solo la volontà di credere, credere che la morte di uno come Michael non possa essere stato un evento ordinario. Dopotutto, molti di noi sono cresciuti guardando X Files, il cui protagonista Fox Mulder teneva appeso in ufficio, lo ricordiamo, un poster con su scritto proprio “I want to believe”. Così, mentre si tenta di far luce sulle cause della morte di Jacko, al momento ancora fumose, si fanno largo le ipotesi più strampalate. Al momento, però, sono tre le teorie del complotto più accreditate (da chi o da che cosa, però, non si sa).

Innanzitutto, c’è il grande classico del “non è morto ma è solo una copertura per uscire di scena”, che da Elvis Presley in poi ha fatto scuola. Secondo alcuni, quindi, Michael non sarebbe morto ma si sarebbe semplicemente allontanato dalle scene pubbliche. Spingendosi oltre, alcuni amanti della fantascienza low cost lo immaginano nascosto in un bunker proprio in compagnia di Elvis, del quale Jacko aveva del resto sposato la figlia Lisa Marie. Addirittura c’è chi dice che Michael e il suo ex suocero siano ora al soldo della CIA, che li ha fatti sparire per farne degli agenti segreti (che, aggiungiamo noi, non passerebbero propriamente inosservati…).

Dai classici si passa all’attualità: Michael è stato assassinato su ordine di Ahmadinejad, in questi giorni riconfermato presidente dell’Iran, che in questo modo avrebbe distolto l’attenzione internazionale dalla situazione conflittuale del suo Paese. A questo punto, non ci sarebbe che da aspettare che Elvis vendichi il suo ex genero, dato che come abbiamo visto sopra non è morto nel 1977 ma vive e lavora per i servizi segreti (un po’ deviati, ovviamente). La terza ipotesi di complotto si ispira invece alla vecchia diceria secondo cui Paul McCartney sarebbe morto nei lontani anni ’60 e in seguito sostituito da un sosia. Allo stesso modo, l’uomo morto nei giorni scorsi non sarebbe Michael Jackson, già deceduto da tempo, ma un suo imitatore, stipendiato per tenere in vita l’industria legata alla popstar.

Nella vita di Michael Jackson non c’è mai stato qualcosa di comune: non è quindi così strano credere che anche la sua uscita di scena non lo sia. Senza arrivare a credere a ipotesi su assassinii politici o sosia prezzolati, possiamo pensare che qualcosa di poco chiaro nei fatti di qualche giorno fa ci sia. Lo stesso padre di Michael, Joe Jackson (che sarebbe tra l’altro stato escluso dal testamento), avrebbe dichiarato in proposito: “sospetto che ci sia qualcosa di losco”. Per ora, di certo c’è solo che Michael Jackson, inteso come il talentuoso cantante e ballerino degli anni ’80, è stato in primo luogo stritolato da un “successo forzato” cui sin dall’età di cinque anni era stato costretto proprio dal padre-manager. Infine, per ricollegarsi all’apertura di questo articolo, si può constatare che proprio la morte è riuscita a riconciliare gli opposti e a fare di nuovo un tutt’uno del Michael Jackson eroe amato dalla gente e del Michael Jackson mostro disprezzato ed emarginato.

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