di Chiara Ribichini

La danza classica da un lato e il rock psicadelico dall’altro. Due mondi distanti. Ma se si trova la chiave per farli comunicare, ne può nascere qualcosa di assolutamente irresistibile. Ci è riuscito Roland Petit, il grande coreografo francese. Il suo Pink Floyd Ballet, in scena al Teatro alla Scala di Milano fino al 10 luglio (8 recite intervallate e seguite da una serrata programmazione di tournée), è uno spettacolo che ha l’energia e il mistero della musica del celebre gruppo inglese e la potenza e la raffinatezza dei danzatori accademici. E il risultato è una presa sul pubblico da far invidia ai più grandi eventi musicali.

“Un giorno mia figlia, che doveva avere una decina di anni, mi dà un disco: Les Pink Floyd. Mi dice: “Papà, devi fare un balletto su questa musica; per danzare non c’è di meglio”. Io ho fatto subito un balletto su un disco-video ritmato e fu il successo” ricorda Roland Petit. Il debutto di Pink Floyd Ballet al Palais des Sports di Marsiglia, nel 1972, fu uno spettacolo passato alla storia. Il celebre gruppo rock inglese suonò live accanto ai danzatori. Da quel momento il balletto ha collezionato successi in tutto il mondo.
Nel tempo i quattro movimenti iniziali si sono ampliati e la coreografia, nella sua struttura più articolata, è oggi presentata per la prima volta in Italia dal Teatro alla Scala.

The Wall, Money, The Dark Side of the Moon, Meddle, Relics, Obscured by Clouds: novanta minuti in cui risuonano 13 tra i brani più celebri dei Pink Floyd. Sul palco si alternano passi a due, assoli e pezzi corali. I danzatori sono avvolti in tute bianche, dipinte dai giochi di luce. E la luce è la vera protagonista dello spettacolo. Una luce scomposta da un prisma che campeggia enorme sulla scena, simbolo del gruppo rock, ed evoca atmosfere psicadeliche.

Tra le star sul palco del Teatro alla Scala di Milano l’étoile Svetlana Zakharova, che con le sue linee lunghe portate al limite, come solo nel balletto "non accademico" è concesso fare, sembra davvero una creatura ultraterrena. Accanto a lei Massimo Murru, che spicca per l’intensità interpretativa. Tra gli artisti ospiti Guillaume Côté, che già il pubblico della Scala ha potuto apprezzare in La bella addormentata e Il lago dei cigni. Alto, con un fisico scultoreo, Côté è un danzatore agile, con un bellissimo salto. Per la prima volta sul palco del Teatro alla Scala Altankhuyag Dugaraa, attualmente in forza al Boston Ballet, che già ha danzato Pink Floyd Ballet nella edizione giapponese con Asami Maki Ballet.
Accanto a loro, e nelle recite successive, si alterneranno nelle principali variazioni gli artisti scaligeri, tra i quali: i primi ballerini Gilda Gelati, Mick Zeni, Alessandro Grillo e i solisti Emanuela Montanari, Antonino Sutera, Riccardo Massimi e Maurizio Licitra.

La coreografia di Roland Petit scorre sulle note dei brani scelti, alternando momenti più intimistici e intensi ad altri più leggeri e spensierati. In termini di ricerca del movimento, il Pink Floyd Ballet non è certamente il miglior balletto di Petit. Ma è inevitabile perché si tratta di una coreografia dove la danza non deve prevalere né sulla musica né sulle luci, ma fondersi con queste in un unico linguaggio. Il pubblico è entusiasta. Applausi a scena aperta fin dal primo brano, per finire con una standing ovation. E i danzatori, tutti sul palco, dopo gli inchini riprendono a danzare il pezzo forse più bello di tutto lo spettacolo: One of these days.