di Marco Agustoni

Ettore Giuradei, bresciano classe 1981, è uno dei giovani cantautori più promettenti in circolazione. Dopo l’album d’esordio Panciastorie (scarica l’album gratis dal sito di Ettore Giuradei), ha pubblicato nel 2008 Era che così e oggi è gia al lavoro su nuovo materiale. Ecco cosa ci ha raccontato in un’intervista per Sky.it.

In questi mesi sta presentando in giro per l’Italia in un tour “infinito” il suo ultimo album Era che così. Altri progetti per l’immediato?
Il tour è partito a marzo del 2008 e continuerà fino a dicembre. Per adesso il nostro miglior biglietto da visita è il concerto. Poi di mezzo c’è stata quest’esperienza con Cisco Bellotti, l’ex cantante dei Modena City Ramblers, con cui abbiamo fatto tutta l’estate e l’inverno scorsi. Nel frattempo stiamo registrando i pezzi nuovi e l’anno prossimo, ma non si sa ancora quando, sarà pronto un nuovo album… dipende da cosa succede coi provini.

Era che così suona decisamente più acustico rispetto al suo album d’esordio, Panciastorie: è frutto di una scelta precisa?
Effettivamente è vero, c’è stato un cambio chiaro a livello di strumentazione e di arrangiamenti e si è passati da un suono elettrico, più rock, a uno più acustico. Anche se in alcuni pezzi abbiamo avuto modo di far uscire quell’anima un po’ più aggressiva che c’era nel primo album.

In che modo si sta evolvendo il suo modo di scrivere canzoni e da dove trae ispirazione per i suoi testi?
Mi sto accorgendo di aver bisogno di una scrittura un po’ più matura e cosciente e in alcuni pezzi del nuovo album c’è l’inizio di questa ricerca che non so dove andrà a finire. La maggior parte delle canzoni sono abbastanza autobiografiche, citando alcune cose personali che possono però riguardare tutti.

Quali sono invece i suoi punti di riferimento musicali?
Sicuramente il mio artista preferito a livello di metodo di lavoro e De André, soprattutto per questa cosa di avere dei collaboratori molto vicini a livello personale e per il riuscire a farsi contaminare dai questi suoi collaboratori.

Con lei suona il piano suo fratello Marco. Com’è lavorare con un parente stretto?

Per adesso è molto piacevole. Per qualche anno ho suonato con diversi musicisti ma non ho mai trovato un collaboratore stabile, e dopo qualche anno mi sono accorto di averlo in casa. Soprattutto con l’ultimo album e l’ultimo tour il nostro rapporto si è rinforzato e stiamo lavorando bene. Ovviamente litighiamo da matti…

Lei è cofondatore di un’etichetta indipendente, la Mizar: come mai ha avvertito questa esigenza?
L’idea è partita col primo disco, non sapevo come promuoverlo. Davide Danesi voleva fondare un’etichetta, io pubblicare l’album, e così siamo partiti con l’idea di quello che doveva essere una sorta di collettivo artistico, cosa che però non è accaduta perché non c’è stato un confronto tale da permettere la creazione di un simile progetto. Così abbiamo pubblicato alcuni dischi, poi io mi sono tolto scegliendo di curare solo i miei, di album.

Ecco il video di Zingara, tratto dall'album Era che così