di Chiara Ribichini

E’ una lotta tra opposti, tra il buono e il cattivo, tra l’angelo e il demone, tra il puro e l’incestuoso. Una sfida tra due danzatori e, allo stesso tempo, un incontro di pugilato.
E’ Double Points: Rocco, nuova creazione della Emio Greco l Pc presentata in anteprima a Bassano del Grappa. Un lavoro che segue una "residenza creativa" nella cittadina veneta, un workshop che ha permesso a 20 danzatori di seguire gratuitamente un percorso di ricerca focalizzato sulla creazione dello spettacolo assieme al coreografo Emio Greco, i suoi danzatori, un istruttore di pugilato, un musicologo e un regista teatrale.
Fonte di ispirazione per il nuovo progetto di Emio Greco e Pieter C.Sholten, che ha aperto Opera Estate (il festival dedicato allo spettacolo dal vivo giunto alla sua 29esima edizione che da Bassano del Grappa si diffonde in tutto il Veneto e trasforma i luoghi più suggestivi della Regione in grandi palcoscenici), il celebre film di Visconti Rocco e i suoi fratelli (1960), che racconta la vicenda di una famiglia di contadini lucana trasferitasi a Milano alla ricerca di una vita migliore. La storia di persone sradicate dalla propria realtà in cerca della propria identità.

Emio Greco porta sulla scena le contraddizioni dei legami di sangue. Sul palco due danzatori, 40 minuti di tensione, scontri, pause, riflessioni. Una vera e propria sfida fratricida, un combattimento tra due pugili che parlano però un linguaggio nuovo, nato dall’incontro tra la danza contemporanea e la boxe.
La cornice è quella del Castello degli Ezzelini di Bassano del Grappa. Un luogo che trasuda storia, che evoca le corti di un tempo, trasformato in uno spazio contemporaneo. Non c’è palco, non c’è platea. O, meglio, il palco c’è ma è un ring. Sui 4 lati le file di sedie per gli spettatori. E al centro si combatte.
I due protagonisti, dopo aver raccolto l’incitamento del pubblico, entrano nel ring e danno inizio all’incontro. La loro è una sfida tra due opposti. Lo sono anche fisicamente: uno ha la pelle color ebano, l’altro color latte; uno ha un temperamento quasi animalesco, l’altro ha un’eleganza quasi principesca. Ma è solo apparenza. Sul palco le loro differenze scompaiono, entrambi incarnano pulsioni opposte. Si ritrovano in uno stesso movimento, in uno stesso pensiero, per poi riperdersi. Si addentano come leoni o si sfidano solo con lo sguardo.

Tutto procede come in un vero incontro di boxe. Ci sono i round, separati da pause in cui i due sfidanti si siedono agli angoli del ring, bevono, si asciugano il sudore, si riposano, si guardano. Le luci si abbassano. Poi, il gong li richiama al centro e il combattimento riparte. E come pugili si impongono per la loro potenza. Una potenza non solo fisica, ma anche d’animo.
I due interpreti di Double Points: Rocco incarnano la lotta fratricida. Sono Caino e Abele, Romolo e Remo. E, nel loro combattersi, sviscerano la dualità che pervade il mondo: il bene e il male, il buono e il cattivo. I loro corpi sanno essere plastici e sinuosi e allo stesso tempo forti e violenti. E i passaggi da una qualità di movimento all’altra diventano invisibili. Perché non c’è distacco tra l’ironia e il dolore, ma un sottile legame che Emio Greco esplora.

I corpi dei due interpreti si aprono per richiudersi, si sfiorano per cercarsi, si scontrano per allontanarsi. E a un tratto il corpo scompare. Non si vede più il movimento di un braccio, o della schiena o di una gamba. Non ci sono più forme, resta solo un pensiero che si impone sul palco e arriva diretto allo spettatore, senza più filtri. Il pubblico ne è ipnotizzato, segue con lo sguardo ogni spostamento sul ring dei due sfidanti, ogni loro movimento, ogni vibrazione. C’è una tensione costante che sfoga in una standing ovation finale, con i danzatori, Emio Greco e Pieter Shoelten, acclamati più volte sul palco.

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