di Marco Agustoni

Stefano Senardi, manager e discografico attualmente alla Sugar di Caterina Caselli, sarà quest’anno supervisore artistico di Sanremolab, l’Accademia della Canzone di Sanremo da cui l’anno scorso uscirono Arisa e Simona Molinari. In un’intervista esclusiva, ci parla del futuro di Sanremolab e del rapporto tra i giovani musicisti e l’industria discografica.

Dalla passata edizione di Sanremolab sono uscite Arisa e Simona Molinari. Un ottimo punto da cui ripartire quest’anno…
È stato un inizio straordinario, i nostri predecessori hanno fatto un grande lavoro. Purtroppo non sono potuti essere stati riconfermati perché il regolamento dice che non si possono fare più di due edizioni, ma hanno fatto davvero un lavoro egregio.

Puntate a bissare il successo dell’anno scorso?
Puntiamo a fare qualcosa di più, a dire il vero, perché abbiamo il vento in poppa grazie al crescente interesse per i talent show. Certo, questo non è un vero e proprio talent show ma speriamo un domani di essere visibili radiofonicamente e televisivamente. Noi vorremmo essere in televisione: abbiamo invitato e stiamo invitando artisti famosi anche per suscitare più interesse intorno a noi. Ci saranno Giovanni Allevi, Jovanotti, Francesco Facchinetti, oltre agli insegnanti tutti noti a livello italiano e internazionale. Inoltre la  Molinari e Arisa hanno fatto da apripista rispetto alla fiducia in questo laboratorio musicale.

Alla presentazione di Sanremolab il sindaco di Sanremo Maurizio Zaccarato ha affermato in maniera piuttosto netta che il Festival deve ripartire dai giovani. Possiamo prevedere una piccola rivoluzione, per la prossima edizione?
La linea da adottare per il Festival è decisa dalla direzione di Sanremo che è nominata dalla Rai. Però, devo dire che il Comune esprime qualcosa che noi possiamo tranquillamente sottoscrivere. Speriamo che il Festival diventi sì un buono spettacolo televisivo, ma sia anche propositivo di buona musica. Il famoso “cimitero degli elefanti” di cui parlava il sindaco si riferisce a quegli artisti che vanno lì solo per vendere le serate in giro per l’Italia. Poi, l’età non conta, l’importante è che la musica sia di qualità, non importa se sofisticata, di nicchia o commerciale.

Nel complesso, i giovani musicisti come sono trattati oggi dall’industria discografica?
Bisogna guardare caso per caso, perché non tutte le etichette sono uguali. Ma non stiamo a raccontarcela, essendoci questa crisi e con poche risorse a disposizione, i discorsi che facevamo una volta con Zucchero, Antonacci e chi per essi, di fare due o tre album e vedere man mano come va investendoci e credendoci sul lungo periodo, non è più possibile. Siamo di fronte a una situazione contingente in cui si guarda all’immediato. Ma se si investe su un giovane bisogna stringere con lui un patto di alleanza.

C’è qualche nuovo talento che l’ha colpita in modo particolare?

Malika è straordinaria, qui in Sugar, è già più che una nuova artista. Le luci della centrale elettrica (leggi l’intervista) è stato un bel caso, ma anche Beatrice Antolini è molto brava.

Di recente lei è tornato alla Sugar di Caterina Caselli: un ritorno alle origini…
È stata una delle più belle notizie degli ultimi anni. Per me era un momento di passaggio, anche di dubbi su che cosa andare a fare "da grande". E invece poi si è presentata questa occasione e l’ho trovata straordinaria.

Vuole aggiungere qualcosa?
Voglio ribadire l’invito a iscriversi entro il 14 agosto, mi raccomando!