di Marco Agustoni

All'estero non ci invidiano (solo) Tiziano Ferro o Eros Ramazzotti, per quanto i loro dischi spopolino anche in paesi come la Francia e la Spagna o in America Latina. Nemmeno (solo) Laura Pausini o Giusy Ferreri. No, all'estero ci invidiano (anche) i Crookers, ovvero Phra e Bot, dj e produttori di Milano apprezzati in tutto il mondo e richiesti ovunque per i loro remix. Ma in Italia, al solito, fatichiamo ad accorgerci dei nostri talenti. In una pausa tra un esibizione e l'altra, sospesi tra la Spagna, gli Stati Uniti, l'estremo Oriente e la madre patria, i Crookers hanno concesso un'intervista a Sky.it.

Quest’estate avete toccato nel giro di pochi giorni Ibiza, Amsterdam, Tokyo e Singapore: è destabilizzante essere costantemente in viaggio?

Si, infatti mi sono svegliato in pieno pomeriggio con un mal di testa atroce! A parte questo, stiamo collezionando miglia a go go...
Come vi spiegate il fatto di essere più conosciuti all’estero che in Italia?
Non ci siamo mai posti molto il problema...credo sia perchè l'Italia è sempre in ritardo di 3 o 4 anni sulle "tendenze estere".
Avete realizzato remix per artisti come i Chemical Brothers, gli U2 o Moby: com’è lavorare a partire dalla musica di quelli che sono veri e propri mostri sacri?
Tutti i nostri remix iniziano e finiscono in maniera completamente random. Abbiamo sempre cercato di fare quello che ci piace nel momento in cui lo facciamo...e dato che molte volte le major dei grandi ti portano a fare decisioni artistiche sbagliate (per noi, vedi dover usare tutta la voce o parti della canzone originale...) abbiamo deciso di smettere di remixare grandi mostri sacri se non abbiamo sul contratto totale libertà di "azione". Remixare brani non è una questione di soldi, ma di piacere in quello che facciamo e di soddisfazione nel riascoltare il nostro lavoro.
Vi è capitato più di una volta di suonare nella stessa serata con veri maestri della house o della techno (ad esempio vi siete esibiti l’11 luglio al Traffic di Torino con gli Underworld): stare a stretto contatto con personaggi di questo livello vi è stato d’aiuto da un punto di vista musicale?
Ci è più di aiuto lavorare con Diplo e Switch, o suonare e avere rispetto da gruppi come Basement Jaxx che sentiamo più vicini al nostro "mondo". Certo avendo la fortuna di incontrare miriadi di artisti diversi il nostro cervello respira un aria differente che nella provincia in cui viviamo...
Pur lavorando a livello internazionale con nomi forti del pop e della dance, in Italia avete collaborazioni per lo più nell’underground, come ad esempio con Dargen D’Amico
Si, in Italia dobbiamo ancora suscitare interesse nel pop... e non è detto che ci interessi entrarci! Con Dargen è stato tutto diverso perchè crediamo sia uno dei pochi artisti underground che possa fare la differenza, per i testi e le scelte musicali.
Entrambi provenite da un background hip hop: questo influenza il vostro modo di concepire la house?
Due anni fa più di ora: cercavamo di fare la house con i suoni del rap... ora facciamo la dubstep con i suoni del valzer (non è vero!).

Kid Cudi - Day'n'Nite Crookers remix