di Marco Agustoni

Nel realizzare una compilation, per quanto possa sembrare strano, si può avere un approccio quasi spirituale: è quanto ha fatto Marco Fullone, sound designer di Radio Monte Carlo, nell'affrontare il doppio cd di Here Comes the Sunset vol.3, realizzato per le spiagge Singita di Fregene e Marina di Ravenna. La scelta dei brani, come ci spiega nell'intervista concessa a Sky.it, rispecchia il carattere misticheggiante dei due lidi.

Come ha affrontato la selezione musicale per la compilation Here Comes the Sunset volume 3?
Il mio lavoro di sound designer, che faccio anche per Radio Monte Carlo parte sempre dal presupposto di scegliere della musica e di adattarla a un concept, una filosofia. In questo caso la spiaggia è un luogo dove al tramonto c'è una sorta di rituale a favore del sole, in fondo un po' pagano, che per me è molto affascinante, soprattutto nella spiaggia di Fregene. L'idea era quindi di fare una compilation di sapore chill, che comunicasse quest'emozione un po' spirituale del tramonto. C'è dentro una sorta di misticismo, soprattutto nel primo cd. Il secondo cd costituisce la parte un po' più "divertente", quella dell'aperitivo, dove la gente chiacchiera e conosce persone, e quindi c'è un sound più fashion che va dal nu jazz alla bossa nova.

C'è uno di questi brani a cui è affezionato in maniera particolare?
Guarda, io curo la compilation della spiaggia del Big Sur di Formentera, e lì ho adottato uno stile più "balearico" e ci ho messo dentro una parte più club. Il Sigita in sé è un bagno un po' misticheggiante e quindi ho cercato dei brani che si riferissero alla potenza del sole. Ad esempio c'è questo brano intitolato Sunset, inciso nel 1972 da Lonnie Liston Smith, un jazzista straordinario riscoperto da poco, che dava molta importanza all'aspetto spirituale della musica. Poi c'è un altro pezzo degli anni '70, di Jon Lucien... sono brani un po' particolari, che non ti aspetteresti in una compilation di una spiaggia.

Quali sono le regole essenziali per dare vita a una compilation che rispecchi la personalità di un locale o una spiaggia?
Io parto da un presupposto opposto: mi viene chiesto di interpretare lo stile di un posto. In questo caso, per l'appunto, ho interpretato l'idea del Singita come spiaggia, mettendone in risalto i "profumi orientali". Poi nel cd ci sono anche altri brani particolari rispetto a quelli che ho nominato, come questo pezzo di un gruppo di italiani che vivono ormai a Londra da vari anni, chiamati Hardage, che hanno composto un brano strumentale e l'hanno inviato ad Antonella Ruggiero, che lo ha interpretato con dei vocalizzi. È la dimostrazione che in Italia si può ancora fare musica di altissimo profilo senza cadere nel banale.

Spesso oggi si usa questo termine "sound designer", forse un po' più raffinato, al posto di "dj": quali sono le differenze?
Secondo me è un termine un po' abusato, soprattutto riferito a qualcuno che va in un locale a mettere dischi: quello è un disc jockey, c'è poco da fare! Si può parlare di sound designer per un lavoro applicato a una compilation, alla ricerca musicale per una mostra d'arte o una sfilata di moda. Il designer intraprende una ricerca estetica. Alle volte questo termine si usa solo perché fa figo dirlo...