di Marco Agustoni

Ancora una volta alla ricerca della musica pugliese di valore, siamo incappati nel pianista barese Mirko Signorile, segnalatoci sempre dal fonico Antonio Porcelli nel corso della sua intervista. Uscito di recente con il disco Clessidra, Signorile può vantare collaborazioni con grandi nomi della musica come Rosalia de Souza e con sperimentatori come l’ex 99 Posse Marco Messina. Ce ne parla in un’intervista per Sky.it

L’essere pugliese influenza in qualche misura la sua musica?
La Puglia è una regione estremamente ricca e stimolante dal punto di vista musicale. Nel mio caso non ho fatto ricerche etniche o sulla musica popolare pugliese, ma di certo mi sono molto arricchito grazie all’aria che qui si respira, che è creativa e aperta nei confronti della sperimentazione. La Puglia mi è entrata dentro, a livello di incontri musicali: le esperienze più importanti le ho fatte con musicisti di qui. Ogni volta che vado a suonare fuori, le persone trovano nella mia musica qualcosa che ha a che fare col Sud o con la regione in cui vivo, quindi si tratta anche di qualcosa di inconscio.

Quanto suonare con talenti come Enrico Rava, Paolo Fresu o Rosalia de Souza l’ha cambiata come musicista?
Sono stati incontri molto importanti, anche se sia con Fresu che con Rava ho suonato solo una volta. Ho frequentato un corso di jazz tenuto da Rava ed essere con lui e ascoltare la sua esperienza di vita è stato utile. Enrico mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai: “Mirko, oltre a pensare alle note, pensa ai colori quando suoni”. Aveva un’idea quasi pittorica della musica… Più durature le esperienze con Rosalia e Fabrizio Bosso. Riguardo al secondo, io venivo da un percorso musicale free jazz, mentre Fabrizio suonava più hard bop, quindi è stato stimolante suonare con lui, perché ho potuto affrontare un linguaggio del jazz che non conoscevo. Con Rosalia è stato altrettanto bello, perché con lei abbiamo girato molti festival in Italia e siamo andati all’estero, quindi è stato un primo passo professionale importante.

Ha scritto musiche per il cinema e per il teatro. Ma quanto cinema e teatro hanno segnato la sua musica?
Sono stati entrambi importanti perché mi hanno aperto delle porte sulla scrittura musicale, perché ho dovuto cominciare a pensare alla musica in funzione di qualcos’altro. In tutti e due i casi ho potuto comprendere meglio il modo in cui la musica possa assumere delle forme diverse. Ad esempio per il cinema ho composto musiche piuttosto minimali, rispetto ai miei dischi che in un certo senso erano l’opposto.

In che cosa consiste il progetto Poe-si?
Poe-si è un progetto di incontro, siamo tre musicisti: io, Marco Messina all’elettronica e Barbara De Dominicis alla voce. È un progetto di improvvisazione totale, i nostri concerti sono improvvisati dalla prima all’ultima nota. Barbara utilizza testi tratti per lo più da poeti inglesi, ma ne estrapola dei frammenti e usa questo materiale per creare una sorta di continuum nell’esperienza improvvisativa. Il progetto si avvale anche di video di Davide Lonardi, in alcuni casi già prefissati, così da costituire l’unico punto fisso dei concerti, in altri momenti anch’essi frutto di impovvisazione.

Sul suo ultimo album, Clessidra, cosa ci può raccontare?
Clessidra è stato finito di registrate a fine 2008 (tra l’altro Antonio Porcelli si è occupato del mastering del disco) ed è uscito a marzo 2009. È un disco che raccoglie lavori creati nell’arco di diverso tempo, un brano è addirittura di dieci anni fa. Sono pezzi che in passato suonavo più per me stesso, infatti l’album è poetico e meditativo. È un disco di jazz ma non soltanto, ad esempio alcuni brani sono stati rielaborati da Marco Messina e uno suona addirittura house... altri sancora suonano rock. Clessidra dà l’idea di questo lungo tempo in cui il disco è stato partorito, ma anche del passaggio del tempo, sia nei momenti di creazione sia di vita quotidiana. Ci sono momenti in cui il tempo pare fermarsi, e altri in cui improvvisamente sembra tornare a scorrere, anche se poi in realtà è sempre lo stesso.