di Marco Agustoni

La Municipale Balcanica affonda le proprie origini nel paesino pugliese di Terlizzi, dove alcuni degli attuali componenti suonavano nella banda tradizionale. L’incontro-scontro con l’immigrazione dall’Europa dell’Est è forte, però, e così questi giovani si aprono alle più svariate influenze. Nasce la Municipale Balcanica, formazione folk che si fa apprezzare in Italia e all’estero, soprattutto per l’energia dei propri live, e che l’anno passato ha pubblicato il disco Road to Damascus. Ci parla di questo e altro Raffaele Tedeschi, voce e chitarra del gruppo.

Questa chiacchierata nasce dall’intervista con il fonico Giuseppe Porcelli, che vi ha segnalato tra le realtà più interessanti della musica pugliese. L’essere originari della Puglia ha influenzato il sound della Municipale Balcanica?
La nostra musica è fortemente caratterizzata dal nostro paesino di provenienza, Terlizzi, nella provincia di Bari, perché il nucleo del nostro gruppo viene dalla banda tradizionale di paese. E questi ragazzi, che suonavano nella banda sin dai 7 o 8 anni, hanno cominciato a diventare più curiosi nei confronti delle melodie che cominciavano ad arrivare tramite gli immigrati, dai Balcani e dall’Albania. Così, questa banda di paese abituata alle musiche classiche e sintetiche si è aperta nei confronti delle melodie molto più fluttuanti tipiche di quei luoghi. Non c’è stato niente di costruito a tavolino, abbiamo semplicemente ascoltato l’aria che si respirava nel nostro paese. L’incontro di culture, il suonare assieme ad altri musicisti, tutto questo ha fatto nascere il suono che ci caratterizza, a metà tra quello esotico di quei posti e quello compatto della banda tradizionale.

La vostra musica vi ha portato a uscire dalla Puglia e dall’Italia e a girare il mondo: come siete stati accolti oltreconfine?
Siamo molto contenti del riscontro avuto all’estero. Il nostro cd è stato ascoltato fino in Australia e negli Stati Uniti. Poi, sul piano live abbiamo avuto modo di girare l’Europa e l’accoglienza è stata ottima. Dal vivo diamo il meglio di noi, anche perché portiamo in giro una cultura particolare, quella della festa: la banda per tradizione favorisce l’incontro e anche nelle situazioni più sofisticate la gente si è lasciata andare e ha cominciato a ballare. Tra l’altro, abbiamo notato un’attenzione alla nostra musica come vero e proprio evento culturale.

Il vostro ultimo disco si intitola Road to Damascus. E sulla strada per Damasco, voi cosa avete trovato?
Il disco contiene brani diversi dai nostri precedenti, che erano pieni di energia, sovraccarichi. Grazie anche alle nostre esperienze all’estero, suonando con altri musicisti, abbiamo avuto tante piccole “rivelazioni” da cui è derivato un cambio di rotta verso la sintesi. La nostra energia non si disperde più come prima, ma viene anzi incanalata in tante direzioni.

Su MySpace citate tra le vostre influenze vari artisti, dai Gogol Bordello a Rino Gaetano passando per la Kocani Orkestar. Un ricco bagaglio a cui attingere…
Sì, ma tra l’altro non citiamo che in fondo le influenze maggiori provengono sia dal jazz, sia soprattutto dalle bande tradizionali di paese, che noi spesso seguiamo, perché sono il mezzo principale per scoprire i suoni che caratterizzano il meridione e la Puglia. Per non citare poi i vari gruppi metal, che più del suono hanno influenzato l’approccio al live, specie nella sezione ritmica.

A ottobre avrete modo suonare a Foggia proprio con la Kocani Orkestar: come è nata questa collaborazione?
Loro sono gli ambasciatori del suono balcanico in tutta Europa. Li abbiamo ascoltati da sempre come fan, poi circa due anni fa abbiamo avuto modo di suonare con loro, in un bellissimo spettacolo per il festival Klezmer di Moni Ovadia, ad Ancona. Abbiamo passato un’intera settimana in una masseria a preparare il live con loro, eravamo circa trenta musicisti! Avere la possibilità di passare del tempo con loro è una grande lezione, perché sono un punto di riferimento per l’amore nei confronti della musica: praticamente stanno zitti con gli strumenti solo quando mangiano, altrimenti suonano in continuazione. Questo ci ha fatto amare ancora di più i nostri strumenti.

La vostra band è anche un’associazione culturale…
La Municipale nasce come associazione culturale perché all’inizio ci occupavamo anche di promuovere concerti ed eventi culturali nel nostro paese. Abbiamo dato vita a festival in un posto dove comunque non è facile organizzare eventi. Tutt’ora siamo impegnati per la promozione della vita culturale del nostro paese.