di Fabrizio Basso

Una capa tosta. Federica è così. E non sono da meno i suoi compagni di viaggio, i Vertigine Viola. Si definiscono una alternative-pop-rock band. E in effetti alternativi lo sono. In primis perché sono bravi. E questo è già un essere alternativi se si pensa al mare magnum di mediocrità che oggi siamo costretti (e uso costretti perché la programmazione radiofonica è così omologata che non se ne viene fuori) ad ascoltare. Questa band piacentina, da poco uscita con un mini album che contiene Polveri di un lunedì ed Evidentemente ha fatto una scelta impopolare ma onesta: niente cover. Alla lunga pagherà. Oggi significa faticare per difendere un’idea di musica che è una onda importante ma anomala nel panorama musicale italiano. Importante perché sono in tanti a provarci a essere originali. Anomala perché non sai mai su quali scogli andrà a infrangersi: "Facciamo fatica –racconta Federica Infante, voce del gruppo- ma tiriamo diritti per la nostra strada che significa fare e credere nella nostra musica". I suoi compagni di vertigine sono Emanuele Alexakis, che è pianista e mente, autore dei testi e delle musiche, Fabio Curtarelli chitarra solista, Andrea Ruzzenenti chitarra ritmica, Walter Ferrari basso, e Davide Ruzzenenti batteria.

Federica Infante è una pallavolista "in pensione" che affronta la quotidianità col piglio di wonder woman. Perché visto che di sola musica (per ora) non si vive, lei divide le energie in altre attività. Anche i ragazzi hanno un secondo lavoro. Per quanto poco remunerativo, sarebbe disonesto negare che il primo non sia la musica. Si trovano almeno una volta la settimana in studio per provare, discutere, chiacchierare, sorridere ma soprattutto fare musica. Federica è pianista e chitarrista autodidatta "ma con i Vertigine Viola faccio solo la cantante. Ho studiato canto. La voce va aiutata. La mia sarebbe blues ma la uso in modo pop". Ascoltateli su youtube: lei ha una voce che sembra scappare ma c'è un recinto musicale che la trattiene e la miscela con le note, creando un unicum. Quando si ritrovano nel loro studiolo emergono, si incrociano e si scontrano tutte le loro anime. Perché sono gruppo eterogeneo, c’è chi è strumentista e chi arriva dal metal, chi è pop e chi è cantautore: "Emanuele scrive le parole e le linee melodiche. Poi si vede con me e delineamo la linea vocale. A questo punto ci si incontra tutti e la partecipazione è totale: una canzone può uscire stravolta da una nostra serata”. Nel cassetto hanno circa 25 canzoni, fuori dal cassetto dei contatti per fare un disco vero. La loro musica piace, anche quando, come in Polveri di un lunedì, rinunciano a frammenti di rigore personale per un suono un po’ più frizzante, con un appeal ruffiano, nel senso buono, of course. Qualche radio la canzone la fa sentire, ai loro concerti la gente corre. Hanno stampigliato il loro marchio su accendini e magliette. L’entusiasmo è straordinario. E’ proprio da Vertigine. Il Viola è il colore dello spirito, della volontà di essere diversi. E’ l’urgenza di esprimersi. E’ il matrimonio con un rock che profuma di rock. I sogni li svela Federica: "Mi piacerebbe duettare con Pino Daniele o Fiorella Mannoia. Mi piacerebbe essere diretta da Ennio Morricone. In questo caso permetterei ai ragazzi di suonare (ride, ndr). Sarebbe bello aprire un concerto di Vasco o dei Negramaro". Io aggiungo anche dei Gossip di Beth Ditto. Perché i Vertigine Viola sono un gruppo vero e dunque deve essere la normalità pensare in grande.

I Vertigine Viola in Fiori Bianchi