di Marco Agustoni

Molti vedono all’interno della scena hip hop italiana una crescente standardizzazione e sempre meno originalità. Alcune innegabili eccezioni, però, ci sono, anche se non sempre vengono notate quanto meriterebbero. Tra questi outsider va di certo citato Caneda: cresciuto come writer nella storica crew milanese 16K e oggi artista affermato con numerose mostre all’attivo (ha partecipato, tra le altre, all’ormai celebre Street Art, Sweet Art al PAC di Milano, nel 2007), da qualche anno si è dedicato alla musica incidendo due dischi da solista, L’angelo da un’ala sola e, quest’anno, La farfalla dalle ali bagnate. Dall’ascolto dei suoi album traspare subito che l’hip hop – inteso nel senso più ampio del termine – è solo un punto di partenza, arricchito poi da numerosi spunti provenienti da generi differenti e da stimoli extramusicali che affondano nel cinema e nella letteratura. Lo abbiamo intervistato per Sky.it.

L'angelo da un'ala sola, La farfalla dalle ali bagnate: nei titoli dei tuoi album ricorrono i riferimenti alle ali e, soprattutto, all'impossibilità di volare.

Sì, credo ci sia in me sempre una voglia di portare le ali verso un posto nuovo, come dicono i Tiromancino. Credo sia legato a un discorso di libertà e di non mettere radici.

I tuoi due album fanno parte di una trilogia di cui, però, il primo capitolo sarà l'ultimo a uscire: in che modo questi dischi si collegano tra loro?
Il collegamento credo che stia nell’evoluzione che si può notare tra un disco e l’altro, dai temi al mio modo di scrivere e di registrare. Credo che fra questi due ci sia gia stato un cambiamento molto forte. L’ultimo, che inizierò dopo aver fatto uscire un progetto elettronico, sarà ancora diverso ma allo stesso tempo chiuderà quello che hanno incominciato i primi due.

Jesse James, da La farfalla dalle ali bagnate


Nei tuoi brani si avvertono molte influenze musicali al di fuori dell'hip hop e di influenze letterarie, cinematografiche...
Sì, certo. Cerco di avere una cultura vasta per poter portare più informazioni possibili dentro il mio rap.

Quali sono state le tue principali fonti di ispirazione, nella stesura dei testi?
Per quest'ultimo album i film riguardanti il periodo 70'-80' dei road movie: ho basato tutto il disco sul viaggiare, o scappare se preferite, senza meta.

Nella tua personale esperienza, musica e arte sono in qualche modo collegate o corrono su due binari differenti?
Preferisco distinguere le due cose, anche se per me scrivere o dipingere è la stessa cosa.

La città in fondo al mio cuore, da L’angelo da un’ala sola


Come è nata la collaborazione con i Club Dogo e la loro Dogo Gang?
Visto che nel disco precedente non c’erano featuring, per questo ho pensato subito agli amici.

Rispetto ai Club Dogo o a molti artisti hip hop, privilegi le tematiche introspettive o la dimensione del racconto puro.
Beh, cerco sempre di distinguermi da quello che c'è in giro, in ogni cosa. Con questo non voglio dire che non mi piace quello che sento, solo voglio dare alla gente un'alternativa.

Di recente, con Gue Pequeno dei Club Dogo avete dato vita a una vostra linea di abbigliamento, Recession Clothing (nda: tra i “modelli”, anche J.Ax e Piero Pelù)...
Sì, è un progetto che è andato molto bene, visto che abbiamo finito la merce e visto che c'è ancora richiesta. Sono molto soddisfatto di questa nuova esperienza, ci siamo divertiti.

Titoli di coda, da La farfalla dalle ali bagnate