di Fabrizio Basso

Vola il tempo....ma c'è chi non passa mai di moda. Forse non lo è stato, di moda, quando doveva esserlo. E forse non era neanche una moda. Era un chitarraio circondato di belle parole. Vivena in via della Scala (che è diventata una canzone), Stefano Rosso. Rossi per l'anagrafe. La "r" arrotondata dava una patina nobile alla sua musica. Ma lui era un figlio della borgata. Era un coraggioso. Se n'è andato un anno fa, il 15 settembre 2008. Proprio sparito non è. E' andato a suonare la chitarra altrove. E ora sta cercando di convincere gli angeli che è sempre bello "con due amici la chitarra e lo spinello con una ragazza giusta che ci sta e tutto il resto di te che importanza ha", che "si discuteva sui problemi dello stato e si finì sull'hashish legalizzato", che "bello col pakistano nero e con l'ombrello". Fece epoca la sua Storia disonesta. Lo fa tutt'oggi. La sua storia? Inizio difficile, in coppia col fratello come Romolo e Remo, che non è un gioco di parole ma la loro scelta artistica. I primi refoli di popolarità arrivano nel 1976 con Letto 26 che racconta la vita a Trastevere dalla corsia di un nosocomio. A gennaio 1977 arriva la Storia disonesta con una biancaneve che non mangia più le mele, con la marijuana che fa male e il Chianti che ammazza l'annemia, i compagni lasciati e l'acquisto di un giradischi che non va per non dare noia al vicino che non riesce a riposare, le tante tante donne conosciute: cattive oneste senza età e a tutte ha dato un po qualcosa.... Sembra scherzoso ma è serioso. O meglio racconta le cose come stanno. Scrive Bologna 77 dedicata a Giorgiana Masi, la ragazza uccisa il 12 maggio 1977 durante una manifestazione del Partito Radicale a Roma. In C'era una volta...e ancora c'è canta con lui Ivano Fossati. Negli anni Ottanta arranca ai margini della musica, fatica a scardinare un sistema che lui canta e che un po' lo respinge. Nel 1980 arriva a Sanremo con L'Italiano un brano che suscitò non poche reazioni in quell'Italia ancora saldamente in mano al Democrazia Cristiana: siam tutti preti, navigatori figli di 'gnotta e grandi cantautori, mamma è una santa, le altre da bordello, se perde il Napoli faccio un macello se trovo un portafogli perchè è vecchio tv a colori e pane dentro al secchio siam diplomatici, laici, estremisti frutteti-asmatici e poi femministi di calcio tecnici, d'amor maestri figli di parroci in gite campestri del cruciverba siamo i pensatori quattro infermieri, centosei dottori. Ora immaginate queste parole, ingentilite dalla "r" alla francese, sussurrate al Festival? Una deflagrazione. Anti-conformista, sociologo, per l'abilità di leggere i cambiamenti della società, dolce e disincantato. Stefano Rosso ci manca eccome...e, come lui ci ha insegnato, chiudo gli occhi e penso a te, ti sento e invece non ci sei.


Una storia disonesta

E allora senti cosa fo

A me mi piace vivere alla grande

Letto 26