di Giuseppe Lamanna

Si è  concluso nel migliore dei modi il Tour 2009 di Cristiano De André De André Canta De André, dove il polistrumentista, compositore e cantautore dal cognome pesante ha scavato nelle pieghe del repertorio di Faber, dimostrando così la propria maturità artistica e umana. Nell’ultima tappa milanese, in un Palasharp gremito di persone, Cristiano De André ha iniziato subito a cantare, metodo infallibile per rompere il ghiaccio, per poi lanciarsi in una serie di ricordi e dialoghi con il pubblico dove il protagonista era sempre Fabrizio, suo padre.

Un Tour arrivato dopo 10 anni e fortemente voluto da Cristiano per tre motivi: "Il primo è che tre anni fa non sarei stato in grado di cantare le canzoni di mio padre, per un motivo artistico e sentimentale. Il secondo, è perché le canzoni di mio padre le hanno cantate tutti, mi sembra giusto che ora lo faccia anche io. Il terzo, è che ora mi sento pronto a raccogliere il suo testimone artistico e portare avanti una tradizione musicale di famiglia". E allora via ai ricordi e alle canzoni come Mègu Mègu, Don Raffaè, Oceano, Amico fragile, La canzone di Marinella e tante altre. C’è molto Fabrizio e un po' di Cristiano, che ha scelto la musica e le parole del padre ma ha rinnovato e aggiornato tutti gli arrangiamenti, rendendo il suono più attuale. Non manca il suo personale pezzo migliore, Dietro la porta, che anni prima portò al Festival di Sanremo con grande successo. E in mezzo, come sempre, un fiume di ricordi come il celebre peperone di Savignano, o l’incontro con un giovane Francesco De Gregori che gli dedicò una canzone, Oceano, per spiegargli come mai "Alice guarda i gatti".

Una serata di musica e ricordi alla fine della quale il pubblico gli ha tributato una standing ovation. C’era una volta Faber. Oggi c’è Cristiano De André.

Cristiano De André nel concerto a Venaria Reale