di Fabrizio Basso

Un settembre nero. Vita e morte. Un rincorrersi più antico del mondo. Precedente il big bang. Victor Jara. Un nome che forse oggi tanti, molti, troppi non ricordano. Chi scrive lo aveva rimosso. A farlo riemergere dalle nebbie della mente è stato Pippo Pollina, musicista e cantautore siciliano da oltre vent'anni residente in Svizzera che gli ha dedicato un intero album Il giorno del falco e che in una lunga telefonata lo ha citato tra i suoi maestri: "I punti di riferimento non devono essere celebrità. Ma qualcuno che per te è importante". E cita un vicino di casa "molto più vecchio di me" e Victor Jara. Victor Lidio Jara Martínez, così fu registrato all'anagrafe, nacque a San Ignacio il 28 settembre 1932 e morì a Santiago del Cile il 16 settembre 1973. Morì? Fu assassinato. Fu, anzi è perché la memoria non ha tempo, un cantautore, un musicista e un regista teatrale. Cileno. Nato in una famiglia di contadini visse la politica come impegno e divenne un riferimento internazionale della canzone di protesta. Fu ucciso cinque giorni dopo il golpe dell’11 settembre 1973, vittima, una delle tante, della repressione messa in atto dal generale Augusto Pinochet.

Fu una vita difficile la sua. In contrasto col padre si affezionò alla madre Maria, colonna della famiglia nel lavoro nei campi, cui Victor iniziò a partecipare che aveva sette anni. La mamma era cantante e chitarrista. Grazie a lei, con ogni probabilità, lui si avvicinò alla musica. Tra le sue attività quella più nota è di cantautore. Jara è stato autore di indimenticabili canzoni quali Plegaria a un labrador, Te recuerdo Amanda e Manifiesto. Fu uno del popolo. Fu col popolo. Nel 1973 sostiene i candidati dell'Unidad Popular nella campagna elettorale per le elezioni del Parlamento. Appoggiò Salvador Allende, fu attivo nel movimento Nueva Canción Chilena. Il golpe del generale Augusto Pinochet contro il presidente Salvador Allende lo sorprende all'università. Viene imprigionato e tradotto nello stadio di Santiago del Cile, trasformato in carcere. Ci rimane molti giorni. Non si sa se viene torturato ma di certo il 16 settembre viene finito a colpi di pistola. La vedova Joan Jara disse, dopo avere visto il cadavere, che "la testa era piena di sangue e di ematomi. Ma aveva un’espressione di enorme forza, di sfida, gli occhi aperti". I militari cileni proibiscono la vendita dei suoi dischi e ordinano la distruzione delle matrici. Così facendo ne decretano l'immortalità. Tanti musicisti gli dedicano canzoni e addirittura album. Ve ne offriamo un florilegio, cui vanno aggiunti Daniele Sepe che nel 2000 pubblica il disco Conosci Victor Jara? e il Canzoniere delle Lame con Llanto por Victor Jara nell'album Italia-Cile del 1974.

Victor Jara il 28 settembre 2009 avrebbe compiuto 77 anni. Non c'è bisogno di ricordarlo perché non se n'è mai andato. Ci limitiamo a salutarlo e lo facciamo ricorrendo alla sue parole, con un breve testo che scrisse nello stadio degli orrori, nei giorni precedenti il suo assassinio:
Canto, come mi vieni male
quando devo cantare la paura!
Paura come quella che vivo,
come quella che muoio,
paura di vedermi fra tanti, tanti momenti dell'infinito
in cui il silenzio e il grido sono le mete di questo canto.
Quello che vedo non l'ho mai visto
Ciò che ho sentito e che sento
farà sbocciare il momento


Victor Jara in Te recuerdo Amanda