di Fabrizio Basso

La vita l'ha davvero affrontata a muso duro, Pierangelo Bertoli. Quando i cantautori avevano ancora qualcosa da dire. Anzi da cantare. E loro parole in versi facevano sventolare le coscienze come bandiere. Polemico, critico, schietto, questo scriba musicale di sassuolo se n'è andato il 7 ottobre del 2002. Dopo trent'anni sul palco e oltre duecento canzoni incise. La vita lo segno che aveva tre anni: colpito da una grave forma di poliomelite fu costretto a una esistenza sulla sedia a rotelle. Ma questo non stremò i suoi sogni nè incattivi il suo animo. La sua vis poetica è diretta verso l'impegno sociale. Nonostante qualche stoccata politica, fu verso il sociale che indirizzò i suoi sforzi. Il suo primo disco Rosso colore dell'amore è del 1974, l'ultimo del 2002, e si intitola 301 guerre fa. Non sono mancate alcune esperienze in dialetto sassuolese, un idioma che a pochi chilometri dal centro della città pare già ostrogoto, importante collaborazione, tra cui quella con Fiorella Mannoia, Pescatore, con Ornella Vanoni, Favola, con Ligabue, Sogni di Rock'n'Roll, con Fabio Concato, Chiama Piano, e con i Tazenda, Spunta la Luna dal Monte. Pierangelo Bertoli fu una voce delle prime radio libere, quando il suo Eppure soffia era qualcosa di più di un refolo verbale. Poesia, pop, rock, folk...Pierangelo Bertoli amò tutti i generi ma non rimase fedele a nessuno. In questo adulterio culturale sta la sua grandezza.

Pierangelo Bertoli in Eppure Soffia



Pierangelo Bertoli in A Muso Duro