di Marco Agustoni

Dopo il successo planetario del suo primo disco, Life in Cartoon Motion, Mika ha deciso di sfuggire all’hype, al clamore che si era creato attorno alla sua figura, suonando in tour per quasi due anni. Alla fine, però, il cantante libanese si è messo al lavoro su del nuovo materiale, e il risultato è The Boy Who Knew Too Much, album eclettico e caleidoscopico che già ha conquistato le radio con il primo singolo We Are Golden. Il titolo è un omaggio a Hitchcock: “È il migliore storyteller, e ha un approccio molto pop alla narrazione”, spiega Mika. E rivela di vivere a pochi passi dalla casa del leggendario regista, in un quartiere in cui hanno abitato anche James Barrie (creatore di Peter Pan) e Beatrix Potter (autrice delle favole di Peter Coniglio). Insomma, il luogo adatto per rimanere un sognatore a vita.

“Non sono un modello, ho tanti difetti” dice Mika a proposito dell’interesse che riviste di moda e stilisti sembrano rivolgergli, “Puoi prendere la persona più bella, creargli uno stile e metterlo su tutte le copertine. Ma se dietro non c’è una voce e non ci sono delle canzoni, non gliene fregherà a nessuno”. E a cadere sotto la sua scure sono le riviste di musica, accusate di essere troppo glamour: “La maggior parte ha chiuso, e quelle che sono rimaste sono diventate dei tabloid. Cosa ci faceva Megan Fox sulla copertina di Rolling Stone?”. Insomma, la musica prima di tutto. Così il cantante parla dei brani dell’album a cui è più affezionato: “Rain (nda: prossimo singolo dal disco), perché sono un rancoroso. È una canzone sulla rottura di una relazione, l’ho scritta e l’ho lasciata sul tavolo di questa persona. E mi piaceva l’idea di vederla ballare dalla gente in giro per il mondo”. E poi Toy Boy, una canzone che si differenzia molto dal repertorio di Mika, e per questo egli la ritiene un’evoluzione nel suo modo di scrivere: “È un brano disneyano. Ma con implicazioni inquietanti”.

Mika dice la sua anche sulle canzoni impegnate - “Non mi piacciono le protest song: sono legate a un singolo evento e quindi invecchiano in fretta” – e sui talent show, dato che in Italia è venuto per partecipare a X Factor: “Ci vado perché lo guardano in tanti e io voglio promuovere il mio album. Ma non ho niente contro i talent show, ce ne sono di belli e di brutti. E capisco chi ci va, perché ci sono tanti musicisti che vogliono essere sentiti e le case discografiche non prendono più nessuno”. E infine il download illegale, argomento che in quest’ultimo periodo sta mettendo contro le star della musica: “Ho scaricato un sacco di musica, in passato. Ma ora ho cambiato idea. Internet ora è talmente veloce che è possibile ascoltare un intero album in streaming”. In pratica, secondo Mika gli appassionati dovrebbero prima potersi ascoltare un intero disco su internet, ma poi, se lo hanno apprezzato, dovrebbero comprarlo legalmente e non scaricarlo. “Sono pro streaming e anti downloading”, riassume Mika.