di Marco Agustoni

Incontriamo Florence Welch, leader della band Florence + the Machine, poco prima della loro unica data italiana ai Magazzini Generali di Milano. Nonostante sembri piuttosto sicura di sé, la rossa musicista che sta facendo impazzire la Gran Bretagna ancora non si capacita di essere arrivata con il disco d'esordio Lungs al secondo posto nella classifica delle vendite: “Non mi sarei mai aspettata un simile successo. Non ho mai pensato alla band come a un'occasione di entrare nelle classifiche, quanto piuttosto di fare musica e basta. Ma è grandioso”. Ma quando le si chiede se sia solo un caso, se negli ultimi tempi in Gran Bretagna così tante donne si ritrovino in cima alle charts, risponde decisa: “Sono stata fortunata, perché mi hanno aperto la strada musiciste come Lily Allen e Amy Winehouse. Ma in realtà è qualcosa che dipende dai media, non dalla mia musica. Sono loro che si concentrano sul fatto che sono una donna, piuttosto che sul mio disco”.

Il successo, comunque, non le pesa più di tanto, nonostante le attenzioni della critica (la band è stata premiata ai Brit Music Awards ed è stata nominata per i Mercury Awards): “Non sento una grande pressione ora, la sentivo di più quando ero a metà del disco, e prima del lancio ero terrorizzata, ma ora il disco è finito e sono in tour e non mi sento così sotto pressione. Forse quando starò lavorando al secondo album...”. Ma più delle classifiche e delle copertine delle riviste, Florence Welch sembra interessata maggiormente alla musica in sé, come lei stessa spiega: “Senza la musica sarei un po' più pazza. Probabilmente sarei depressa”. Insomma, per lei suonare sembra più una necessità vitale che una questione di dischi venduti.

“Penso che creare sia un modo di evadere, come anche l'esibirsi sul palco. C'è sempre un monologo interiore in corso, con tutti i pensieri e le preoccupazioni, e quando suono dal vivo oppure lavoro su una canzone se ne va via e io riesco a pensare in maniera più chiara”, prosegue nello spiegare il suo rapporto con la musica. Tra le sue influenze indica leggende del soul come Nina Simone, Otis Redding ed Etta James, ma nell'elenco include anche Annie Lennox e Tom Waits. E quando le si chiede se sia vero, come riportato su una sua biografia, che le sue canzoni più belle le abbia composte da ubriaca, o comunque subendo gli effetti dei postumi di una sbornia, minimizza: “Probabilmente ero ubriaca quando l'ho detto. Ho scritto una delle mie canzoni preferite mentre ero ubriaca, ma era solo una. Però penso che essere un po' fuori sincrono qualche volta possa aiutarti nel creare. Del resto ho scritto molte canzoni mentre ero totalmente sobria. Ci sono tanti modi di scrivere una canzone, bisogna sperimentare”.

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