di Marco Agustoni

Michael Bublé, il crooner del XXI secolo, è tornato con un nuovo album, il quarto, intitolato Crazy Love. Come i precedenti, anche questo disco è composto essenzialmente da cover – ce ne sono dodici, tra cui il brano di Van Morrison che dà il titolo all’album -, a cui si accompagnano due brani scritti da Bublé: Hold On e Haven’t Met You Yet, il primo singolo. Ecco come l’entertainer canadese racconta il suo Crazy Love.

Come sono state scelte le cover per quest’album e come ti relazioni con le versioni originali?

Devo essere innamorato delle cover che scelgo, anche perché voglio una carriera lunga e quindi devono piacermi, se le suonerò per così tanto tempo. (ride) Non mi aspetto di rifarle meglio delle originali, voglio solo farle mie, renderle personali.

E i due brani originali?

Hold On l’ho scritta da solo, prima è nata l’idea per il brano e poi la melodia: volevo fare una ballad un po’ anni ’80. Per Haven’t Met You Yet invece mi sono ritrovato in una stanza con i miei coautori e ci siamo scannati a lungo: abbiamo scritto una canzone d’amore odiandoci. (ride)

Per registrare questo disco, si è portato in studio band e orchestra, un po’ come si faceva una volta…

Ho voluto riprodurre per quanto possibile una situazione live. Ho portato direttamente i musicisti in studio con me, non si sono nascosti dietro le modifiche che si fanno in postproduzione. Questo non è però avvenuto per il singolo, che è un brano pop in piena regola, nel quale ho usato tutte le strumentazioni del caso per fare i necessari aggiustamenti. Ma per un brano come Stardust mi sono messo lì con tre microfoni e i miei musicisti e abbiamo fatto solo tre take, per poi scegliere il primo.

Come si sente rispetto ai crooner del passato come Dean Martin e Frank Sinatra?
Sono nato nel 1975 e il mio più grande idolo era Michael Jackson. Per quanto debba molto a quei grandi artisti quindi devo ammettere di non essere tanto legato alle loro figure, quanto piuttosto alla loro musica. Molte delle canzoni che canto sono di vari decenni fa: dubito invece che ascolteremo molti pezzi delle popstar di oggi, come Justin Timberlake, tra dieci o vent’anni. In ogni caso, per creare il mio stile ho rubato da ovunque. Ma una volta, parlando con Tony Bennet gli ho detto che avevo rubato anche da lui. E lui mi ha risposto: “Bene! Se rubi da una persona sola sei un ladro, ma se rubi da tante allora sei un ricercatore”.

Non c’è in questo modo il rischio di non avere una propria identità definita?

Con ogni disco ho mostrato sempre di più la mia personalità. Tutti gli artisti, quando glielo chiedi, ti dicono che il loro ultimo disco è il migliore. Ma in effetti, Crazy Love è il mio disco migliore, è quello in cui mi mostro per quello che sono. Se avrà successo bene, ma se sarà un fallimento, dovrò risponderne io.

A proposito di Michael Jackson, cosa ne pensa dell’inedito che è spuntato dagli archivi e del film che uscirà nelle sale?
L’inedito non l’ho neanche sentito. Il film penso che consista per lo più nelle prove del tour che avrebbe dovuto fare e, dato che era un grande professionista, dubito che sarebbe stato contento di farsi vedere durante le prove, mentre ancora non aveva raggiunto la perfezione. Ogni entertainer che sale sul palco oggi deve qualcosa a Michael Jackson, perché ha alzato il livello delle performance. È stato un trendsetter e tutti gli sono andati dietro. Al suo livello ci sono stati solo Elvis e forse Madonna e Frank Sinatra.

Come vive le sue origini italiane?
Senza voler offendere nessun italiano, penso che quando vivi in una nazione giovane come il Canada e vieni da un posto con un’antica tradizione come l’Italia, la Spagna o la Cina, ti leghi molto alla tua cultura d’origine e forse finisci per essere più italiano di chi in Italia ci vive.

In quanto canadese, ha una grande passione per l’hockey…
Sì. E giocando a hockey mi sono rotto il naso per la quarta volta, di recente. E ho addirittura comprato una squadra di hockey, in Canada.


Michael Bublé - Haven't Met You Yet