di Marco Agustoni

“Quaranta dì, quaranta nott, a San Vittur a ciapaa i bott…”. La musica non rende spesso omaggio alla prigione milanese di San Vittore, e il sopracitato brano interpretato da Enzo Jannacci è una delle poche eccezioni. Eppure, da un po’ di anni a questa parte grazie alla rassegna Sing Sing il rapporto tra il tristemente celebre carcere e la musica si è fatto un po’ più stretto. Giunto alla sua quinta edizione, l’evento organizzato da Piano B si è svolto anche quest’anno, nuovamente condotto dalla Pina, con il contributo di una serie di musicisti e artisti che hanno accettato di esibirsi gratuitamente per la popolazione carceraria: assieme a Giuliano Palma & the Blue Beaters, Nema Problema, Marracash, Club Dogo e vari altri, le guest star sono state i ragazzi della terza edizione di X Factor, capitanati dal conduttore della trasmissione, Francesco Facchinetti.

Tra i carcerati, l’attesa è tanta: lo si vede già dalle prove, quando in molti si affacciano dalle sbarre per ascoltare i primi strimpelli di Giuliano Palma e della sua band. I Bluebeaters raccolgono l’invito e, prima ancora dell’inizio della rassegna, improvvisano tre canzoni per i detenuti. Ma l’entusiasmo lo si coglie soprattutto quando gli ospiti di San Vittore si riversano davanti ai vari palchi allestiti per questa giornata. Del resto, i momenti di svago dentro il carcere devono essere davvero pochi. Sanno già cosa aspettarsi da questa audience particolare i Nema Problema, che hanno suonato a Sing Sing già l’anno scorso: “Molto casino, è un gran bel pubblico”, spiega Lucio, batterista della band a cavallo tra folk, klezmer e musica gitana. “Siccome loro non possono venire ai nostri concerti, abbiamo pensato di fare un passo avanti noi”.

Ospiti speciali di questa edizione, come detto, sono stati i concorrenti di X Factor, tutti assieme sul palco, guidati da un Francesco Facchinetti che deve tirar fuori tutte le sue doti di intrattenitore quando qualche piccolo problema tecnico fa ritardare l’esibizione. Il conduttore non si scompone, e anzi al pubblico che da un po’ chiede di sentire Vasco, offre proprio Vasco, improvvisando coi suoi ragazzi Albachiara. Poi tutto si sistema e la All Star di X Factor si esibisce con una serie di classici che vanno da Knockin’ on Heaven’s Door a Redemption Song. “Anche quando siamo passati nei corridoi ci hanno applaudito, e mi hanno detto che seguono X Factor”, spiega la talentuosa Chiara. E in effetti la risposta è positiva, soprattutto verso la rappresentanza femminile della trasmissione (Anita delle Yavanna è, per qualche motivo, la ragazza a riscuotere il maggiore successo tra la popolazione carceraria).

L’impatto per i ragazzi, comunque, è forte, come spiegano loro stessi. “Ho provato una grande claustrofobia. E tristezza. Quando sono entrata qua dentro mi sono detta: dove siamo, allo zoo? All’inferno? Qui però ci sono persone come noi che mangiano e respirano e io non mi sento affatto diversa da loro”, racconta la grintosa Sofia. “Di primo impatto il posto mette inquietudine” prosegue ancora Chiara, “non per la gente, però, quanto per il posto in sé. L’iniziativa però è bellissisma, per questa gente è un giorno di festa”. Ma al di là della popolarità di X Factor, a smuovere di più i detenuti sembra essere l’hip hop, quello di Marracash e dei Club Dogo e ancora più del rapper tunisino Karkadan, che raccoglie l’entusiasmo della componente nordafricana del carcere, letteralmente in delirio per le sue rime in arabo. L'appuntamento è per l'anno prossimo, sperando che la rassegna possa ritornare come la passata edizione all'interno di carceri come il Beccaria e quello di Bollate, e magari non solo.

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