di Marco Agustoni

Negli ultimi tempi, Luca Napolitano ha infilato un successo dietro l’altro: terzo posto ad Amici 8, disco d’oro con l’EP d’esordio Vai, la collaborazione con Gigi D’Alessio e addirittura il debutto cinematografico in A Sud di New York, a breve nelle sale. Ora per il giovane cantautore classe 1986 è arrivato il momento di mettere alla prova il proprio talento e di dimostrare che non si è trattata di semplice fortuna: Luca lo ha fatto con L’infinito, il suo secondo album in vendita in questi giorni nei negozi di dischi. Ecco l’intervista che ci ha concesso.

Disco d’oro al primo colpo con il suo esordio, Vai: se lo aspettava un simile inizio?
Non me lo sarei mai immaginato di uscire con un disco, ma in realtà non mi sarei mai aspettato nulla di quello che mi è capitato in questo anno di vita, da Amici in poi. Da lì è nato l’EP Vai, prodotto da Nicolò Fragile con cui ho lavorato anche a L’infinito, e poi è arrivato il resto.
Cosa è cambiato tra quel primo disco e L’infinito?
La differenza tra i due non riguarda solo il numero delle canzoni, quanto il fatto che L’infinito è un disco che passa dal pop sentimentale di Vai al pop rock, quindi diciamo che adesso sono riuscito a far conoscere un altro aspetto di me che prima non era emerso, perché Luca Napolitano è sia il cantante pop sentimentale che il cantante pop rock. La scelta del titolo, L’infinito, riguarda il cogliere l’attimo, l’abbandonare tutto ciò che è passato e godersi il presente senza più fare gli errori commessi in precedenza. In questo momento sono molto proiettato verso l’infinito, è la mentalità che più mi appartiene.
Ha avuto un maggiore controllo, su questo disco?
Sì, perché prima ero nella casetta di Amici, nella scuola, e lì mi sono trovato un progetto già chiuso e formato. Con questo album ho partecipato in pieno, ho collaborato col produttore, ho visto nascere i pezzi e gli arrangiamenti, ho visto le foto per la copertina… mentre con Vai purtroppo e per fortuna ho trovato già il prodotto finito.
C’è un brano di questo disco a cui è affezionato in maniera particolare?
In ogni pezzo del disco, al di là del gusto e del genere musicale, c’è una parte di me. Per quanto riguarda il mio preferito, vado a momenti: fino a poco tempo fa era L’infinito, poi sono stati altri. Cerco di non affezionarmi troppo a un brano, perché come ogni autore il più bello mi sembra l’ultimo che ho scritto.
Lei ha avuto modo di collaborare con Gigi D’Alessio: come è stato possibile?
Stando nella casa di Amici ho visto il tutto già fatto. Quando mi sono messo a registrare il disco è venuta Maria e mi ha detto: “C’è un cantuautore importante che ti ha scritto un pezzo, si è ispirato alla storia tra te e Alice [nda: Gambarotta, altra concorrente di Amici 8]. Questo artista è Gigi D’Alessio”. Ero felicissimo.
Dell’esperienza di Amici cosa le è rimasto?
Al di là della maturità sia personale che fisica, mi è rimasta la grande forza che mi ha dato il programma, che mi ha dato tanto. Adesso bisogna che mi faccia strada da solo, il cordone ombelicale si è staccato, prima quello della mia famiglia, ora quello di Amici, che è stata una seconda famiglia. Ora tocca a me.
A breve uscirà nelle sale A Sud di New York, il suo esordio cinematografico.
Sì, ho ricevuto la proposta di scrivere le canzoni per questo film e ho accettato subito perché ormai sono innamorato della scrittura. Poi, cercavano un attore che avesse più o meno le mie caratteristiche, cercavano un cantautore, una persone del Sud, qualcuno che fosse innamorato… cercavano Luca, insomma. (ride)