di Fabrizio Basso

Come suona bene la vita vista dal...basso! Inteso come strumento. Quello che è spesso, e ingiustamente, considerato un complemento, i Mquestionmark lo hanno preso come simbolo e sul palco ne portano due. Il cinquanta per cento della band. E questo non significa che gli altri due siano numeri dotati di strumento. Sono fondamentali nel gioco di equilibri che fa di questa band emiliana una delle più interesanti a livello nazionale. Il loro album si chiama One for All All for One. E loro, questi ragazzi dal nome strampalato "nato per caso, causa un errore nel digitare un sms, non ci stavamo neanche pensando" sono Laura Sghedoni e Simone Rocchelli al basso, Luca Verzelloni alla batteria e Filippo Rosi synth e (un po') di chitarra. A parte quest'ultimo sono tutti anche vocalisti. Hanno un unico comun denominatore: l'entusiasmo. Due hanno scelto di provare a vivere di musica, altri due ancora si dividono, mal sopportando codesto adulterio, tra lo studio e una occupazione seria. Si fa per dire. Ma per come vanno le cose in Italia la musica non è cultura e quindi neanche una cosa seria. O forse è il contrario: proprio perché non è una cosa seria è cultura.

Laura Sghedoni è la bassista. C'è arrivata quasi per caso ma ora non cambierebbe strumento: "Ho iniziato col pianoforte, poi mi sono fatta otto mesi di chitarra. Visto che nei gruppi dove suonavo il basso era visto con diffidenza mi ci sono messa io. E oggi dico che con un buon basso si possono fare mille cose. Non è assolutamente noioso ed è diverso da tutti gli altri strumenti". La storia di questo gruppo inizia nel 2005. Prima ognuno di loro aveva altre band e altre attività, per un po' hanno cercato forme di convivenza, poi Mquestionmark è diventato il gruppo. One for All All for One si beve in un attimo. E' un disco che ipnotizza. Anche quando il synth sembra cancellare la melodia è solo una percezione. E' un disco dove la musica gioca alla pari con le parole e i testi in inglese sono graffi. Dal vivo sono più rock e fisici e, confessa Laura, "ci divertiamo a nascondere e coprire. La scaletta è un incrocio di cose diverse e non ci sono cover. Se una canzone mi piace, perché risuonarla?". Erano 23 i brani di partenza quando i Mquestionmark si sono messi al lavoro. Ne sono rimasti 11. Un po' come quando i vignaioli diradano i grappoli per farli crescere meglio, più carichi di succhi. Loro uguale, una folta selezione e un album che ti si appiccica alla pelle. Come un tatuaggio. A forma di ape...come nel video. Segnatevi il loro nome.

Il video di Banana Bee dei Mquestionmark