di Fabrizio Basso

E chi l'ha detto che in cantautori sono in via d'estinzione? Certo non sono più popolari come un ventennio fa. Ma qualcuno ancora germoglia e se lo si trova, lo si incrocia grazie a una segnalazione o a un semplice passaparola, beh è una gran magia. Per il cuore, per le orecchie e per il nostro pensare. Ugo Mazzei è un siciliano di 40 anni che arriva, in questo finale di 2009, con un disco che titola Pubblico e Privato. E' il suo album d'esordio. Dopo una mezza vita nella musica ha deciso di metterci la faccia, la voce e la musica. Per scegliere le 14 canzoni della tracklist è partito da 50. Perché non avere mai fatto un disco non significa che non ha inventato canzoni. Era tale l'agitazione, la gioia e anche il tormento, attribuibile al dover scegliere, che Mazzei si è affidato a Luigi Piergiovanni (insieme a Massimo Pennisi ha co-prodotto il disco).

E' così difficile scremare un repertorio?
Assai. E poi ci vuole un filo conduttore. Che io non avrei saputo identificare.
Il confine tra Pubblico e Privato?
Non lo so, però nel live è evidente: la prima parte la passo su un divano, è alla Gaber. La seconda la vivo con la band.
Certo che aspettare 40 anni per un disco...
Non lo dica a me, avevo perso le speranze. Ma non sono mai stato con le mani in mano. Ho fatto dei mini-cd promozionali. Ho creato, e credo fosse l'unica in Italia, una cover band di Paolo Conte. E ora ho una gran voglia di proseguire. Ho già tanti nuovi brani pronti.
Da tempo non si ascoltava un disco così cantautorale. Non crede di essere nato nell'epoca sbagliata?
Chissà, magari negli anni Sessanta avrei fatto un altro mestiere. Anche se Claudio Lolli mi ha detto che ai suoi tempi sarei stato uno di loro.
Chi sono i suoi maestri?
La canzone d'autore francese, Leo Ferrè Jacques Brel, Charles Brassens. Fabrizio De André e Luigi Tenco. Leonard Cohen, un canadese ebreo che ha tirato fuori delle cose straordinariamente belle. Mi piace Francesco de Gregori, unico nelle aperture musicali un po' meno unico quando si getta nel country-rock. Amo Giorgio Gaber. E Francesco Guccini: le sue frasi restano appiccicate addosso. Mi è piaciuto attingere da più fonti.
Vista la sua prolificità passerà le giornate a registrare.
Scrivo e registro in cuffia. Mi piace l'effetto radio, innesca un rapporto carnale con la propria voce.
Insomma non si può catalogare come uno della generazione di internet.
Ho un rapporto incostante con la rete. Però mi piace andare a riscoprire i versi di poeti poco noti e leggere come vengono commentati oggi.
La sua passione per la poesia si legge in filigrana nelle sue canzoni.
Il prossimo album sarà un lavoro letterario su Federico Garcia Lorca e altri autori spagnoli.
Come sarà il suo spettacolo dal vivo?
Tutto il disco, un paio di inediti e un duplice omaggio a Giorgio Gaber: Che bella gente tratta da Ces-gens di Jacques Brel e poi Io se Fossi Dio che ho nel cuore da tempo e desidero omaggiare a modo mio.

Non si fa altro che urlare che il cantautore è morto. Che è preistoria. Che le sue parole non graffiano più ma sono graffiti su pareti sbiadite. E invece c'è chi ci crede. Chi veste le parole di significati veri. Bisogna dargli ascolto. Bisogna incentivare tutti i Mazzei d'Italia. D'Europa. E' a loro che è stato delegato un compito importante, fondamentale per il destino dell'umanità: fare si che il pensiero non s'assopisca.