di Marco Agustoni

Dopo dieci anni passati a suonare dal vivo, The Silence, metal band di base a Milano e dintorni, è uscita col suo primo album Lord of Mercy. Si tratta di un disco ricco di suggestioni ma che, nel suo impianto generale, conserva un approccio metal tradizionale. In attesa di cominciare a portare le tracce di Lord of Mercy in giro dal vivo, il bassista Matteo e il chitarrista e cantante Alessandro ci parlano della registrazione del disco, partita non proprio sotto i migliori auspici…

Alessandro: Ci siamo trovati nei guai, nel senso che avevamo il disco fatto e finito ma mancavano le tracce vocali e durante la fase di registrazione con il cantante sono sorti vari problemi ed abbiamo deciso di lasciarci. Lì è stata dura, perché abbiamo provato vari nuovi cantanti, ma non è facile trovare qualcuno che di punto in bianco ti registra un disco e si impara undici canzoni non solo dal punto di vista musicale, ma anche a livello di interpretazione. Così a un certo punto ho detto: "Ma sì, ragazzi, io ci provo…".
Matteo: …e il risultato è stato buono, così siamo qua.

Al di là delle diverse suggestioni presenti in Lords of Mercy, la base rimane però il metal classico…
Alessandro: La base è proprio il metal classico vecchio stile, anche perché poi alcune canzoni sono vecchie “anagraficamente”, anche se poi rielaborate in maniera diversa. È metal classico perché è quello che ci piace ed è quello che ci viene fuori, senza stare a pensarci.
Matteo: Dipende forse anche dagli ascolti giovanili, da come nasce la cultura musicale di una persona. Noi dai dieci ai quindici anni abbiamo ascoltato quel genere lì e lo abbiamo assimilato e sviluppato a modo nostro.

Ho letto nella vostra biografia che avete cominciato a suonare dal vivo facendo cover di Europe e Iron Maiden
Matteo: Nel primo periodo avevamo voglia di suonare e dato che non avevamo a disposizione molti brani finiti abbiamo deciso di fare dal vivo i brani che ci piacciono di più, di Europe, Iron Maiden ma non solo. Poi agli inizi suonare cover è anche un modo più facile per riuscire a proporsi e ad andare in giro a suonare.

Al Meeting del Mare di Marina di Camerota avete fatto da apertura a Caparezza, con cui non spartite propriamente lo stesso tipo di musica. Come è successo?
Alessandro: Il primo anno siamo andati lì al festival e abbiamo suonato come primo gruppo, anche perché eravamo gli ultimi arrivati. L’anno successivo invece ci hanno richiamati e abbiamo suonato più in là, tanto che abbiamo aperto per Caparezza. Era fine maggio, bel tempo, concerto gratis… quindi c’era la piazza piena, nei giornali locali il giorno dopo parlavano di 20.000 persone, quindi è stato molto bello. Tra l’altro c’era gente che si ricordava di noi dall’anno prima e ci chiedeva l’autografo!

Quando avete deciso che amavate il metal e che quello era il tipo di musica che volevate suonare?
Matteo: Per quel che mi riguarda inizia tutto con un ascolto di alcuni brani degli Iron Maiden, alle elementari. Per quasi dieci anni me ne sono dimenticato, poi più tardi nel corso di un’autogestione ho incontrato alcune persone che mi sono state simpatiche, ci siamo messi a parlare di musica e in quel periodo ascoltavo tutt’altro, addirittura rap, e frequentando queste persone mi sono reso conto di quanta aggressività, quanta potenza, quanto piacere ci fosse nel suonare questo tipo di musica. Mi sono comprato un basso da quattro lire e ci ho suonato tantissimo.
Alessandro: Per me invece non è stata tanto la canzone di Final Countdown -sarà stato l’85-’86 - quanto l’assolo di chitarra. Quel pezzo lo passavamo tantissimo in radio, addirittura lo si sentiva ovunque in tv… era la prima volta che sentivo la chitarra suonata in quel modo e sono rimasto molto colpito.

Da che cosa traggono ispirazione i vostri testi?
Alessandro: Wings of Destiny e Words Full of Silence, che sono quelli che ho scritto io, possono avere  varie interpretazioni. Il testo del secondo parla di noi in quanto gruppo, con l’idea che ci piacerebbe con questa canzone che parla di solitudine e depressione risollevare il morale a un ragazzo che si sente triste. Perché per me è questa la vera missione della musica, farti compagnia, tirarti su il morale. Wings of Destiny può sembrare un po’ profano, ma non è un testo religioso. Si immagina Gesù che pensa: "Ma io sono veramente il figlio di dio o sono una persona normale?". Riguarda più che altro l’uomo Gesù Cristo, che è un personaggio che mi affascina. Al vecchio cantante bisogna dare atto invece di avere scritto dei testi interessanti, belli da leggere e anch’essi suscettibili di numerose interpretazioni.

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