di Fabrizio Basso

La misticanza non è solo un sortilegio della cucina. E' anche una magia musicale. E Roberto Vecchioni, spalleggiato dal maestro Beppe D'Onghia che vanta la primogenitura dell'idea, lo ha messo in pratica e ci ha costruito un disco, In Cantus (nominativo plurale, quarta declinazione per i latinisti) che incrocia stili e generi musicali, canzoni e recitativi, Puccini e Tchaikovsky, Vivaldi, Rossini, Mascagni e Rachmaninoff. Vecchioni, D'Onghia e i loro complici del Nu Ork String Quintet (Anton Berovski e Alessandro Bonetti al violino, Giuseppe Donnici alla viola, Vincenzo Taroni al violoncello e Maurizio Bucci e Daniele Roccato al contrabbasso) rafforzati dada Ilaria Biagini al flauto e ai cori, si sono regalati, e hanno regalato a pochi intimi, non più di 50 persone compresi i ragazzi di X Factor, un concerto liofilizzato alla Biblioteca Ambrosiana. Una manciata di brani che risuonavano tra capolavori di Luini, Tiziano e Raffaello. Una emozione unica in una atmosfera speciale. Roberto Vecchioni, che tra poco questo spettacolo lo porterà in tour (a cura di Barley Arts), era visibilmente emozionato. Quasi fosse un ragazzino al primo disco.

In Cantus è un gioco di equilibri sonori.
Ho sempre avuto la passione per l'aria sinfonica. L'idea era di mischiare i generi. Nelle canzoni nuovo mi sono impegnato per ridurre la forza soggettiva, renderli più ecumenici e ne è nata una Spoon River dei vivi.
Con Vivaldi si è divertito.
L'ho saccheggiato. Chissà che diranno di me i critici. Ma la musica è eterna.
Anche con La Patetica di Tchaikovsky si è divertito.
E' uno dei pezzi più drammatici della storia della musica e io c'ho messo una storia d'amore, la vicenda di due persone che a lasciarsi proprio non ci pensano.
Straziante il monologo A Dio di Vittorio Gassman.
Gli devo molto. Anche La stazione di Zima, Le Rose Blu e Viola d'Inverno, presenti in In Cantus sono ispirate da Gassman. E comunque è rimasto fuori molto materiale, a partire dallo Stabat Mater di Pergolesi. Che conto di recuperare dal vivo.
Criteri di scelta delle canzoni?
Ho escluso quelli che erano entrati nel progetto jazz portato avanti con Fariselli e Dalla Porta. Poi ho scelto con  D'Onghia. Ho ripescato L'Uomo che si Gioca il Cielo a Dadi e vestita così sembra nuova.
Ci sono La stazione di Zima, Le Rose Blu e Viola d'Inverno, che sono forse tra le sue canzoni più intime, che accompagnano un suo percorso interiore. In tutte lei parla con Dio.
Sono profondamente laico. Dobbiamo realizzarci qui e poi c'è anche quacosa d'altro. Sono nato con la fiducia nell'essere umano. Zima è una canzone laica, la Viola è una canzone d'amore e Rose Blu racconta di un ragazzino, il mio, che viene dato per spacciato. Lo scritta quasi in trance ed è molto di più di una canzone: è un atto di fede
Affronta la vita con disincanto.
A 66 anni posso permettermi tutte le esperienze che voglio e offrire alla gente qualcosa di diverso. I contenuti sono gli stessi, mutano le forme. Puccini resta Puccini ma io lo affronto da cantautore
Esiste ancora la canzone politica?
Il mio disco è anche politico perché è di apertura. Non ho mai nascosto le mie simpatie a sinistra. Se hai una fiducia illiminata nella tua parte ne accetti pure gli errori. Se non ce l'hai ragioni diversamente. La differenza è che mentre da destra non può arrivare alcuna sorpresa, tutto scorre in modo lineare, da sinistra può nascere un fulmine di meraviglia.
Lei parla di aperture ma oggi sembra tutto fossilizzato...
Scrivi perché ami la musica non per andare in televisione. Oggi più che mai valgono i minuti di celebrità che Andy Wharrol concede a tutti. Ma ricordiamoci che sono in pochi a sopravvivere al tempo.
Dove la porterà il suo cammino?
Sono un cantautore. Il mio prossimo album sarà da cantautore.

La vita è bella per questo professore di mezza età, non ce ne voglia, che sa ancora donare brividi. Colpisce tutti, alla faccia dell'anagrafe. Perché starlo ad ascoltare viene naturale. E mentre fuori tutto scorre, lui ci ivnita a fermarci e a volerci bene. A volere bene. Ad avere sempre in casa un rosa blu.

Roberto Vecchioni in Viola d'Inverno