Il professore della musica italiana continua a trasgredire: "Ho 66 anni e mi piace tentare nuove strade. La musica è contaminazione. Questa volta sposa le parole con l'aria sinfonica". E ne nasce un album magico
30 ottobre, 2009
di Fabrizio Basso
La misticanza non è solo un sortilegio della cucina. E' anche una magia musicale. E Roberto Vecchioni, spalleggiato dal maestro Beppe D'Onghia che vanta la primogenitura dell'idea, lo ha messo in pratica e ci ha costruito un disco, In Cantus (nominativo plurale, quarta declinazione per i latinisti) che incrocia stili e generi musicali, canzoni e recitativi, Puccini e Tchaikovsky, Vivaldi, Rossini, Mascagni e Rachmaninoff. Vecchioni, D'Onghia e i loro complici del Nu Ork String Quintet (Anton Berovski e Alessandro Bonetti al violino, Giuseppe Donnici alla viola, Vincenzo Taroni al violoncello e Maurizio Bucci e Daniele Roccato al contrabbasso) rafforzati dada Ilaria Biagini al flauto e ai cori, si sono regalati, e hanno regalato a pochi intimi, non più di 50 persone compresi i ragazzi di X Factor, un concerto liofilizzato alla Biblioteca Ambrosiana. Una manciata di brani che risuonavano tra capolavori di Luini, Tiziano e Raffaello. Una emozione unica in una atmosfera speciale. Roberto Vecchioni, che tra poco questo spettacolo lo porterà in tour (a cura di Barley Arts), era visibilmente emozionato. Quasi fosse un ragazzino al primo disco.