di Fabrizio Basso

Il lungo applauso della follia sconfina in musica. Alda Merini, la poetessa dei Navigli, ha sempre urlato che alla follia bisogna tributare i giusti applausi. Lei, come Dino Campana, quella stagione di "mattane" e mattanze mascherate da terapia l'ha vissuta sulla sua pelle. Le cicatrici le aveva ancora. Lievi sull'epidermide, profonde nell'anima. Anzi nelle pieghe dell'anima, dove si annidano i dolori più profondi, più lancinanti. Perché, per istinto di sopravvivenza, cerchiamo di nasconderle anche agli occhi nostri più...nascosti. Alda Merini ha sempre tirato la sua pelle. Perchè non ha mai avuto vergogna dei suoi ricoveri nella case dei pazzi. C'è stata a lungo, quando ancora l'elettroshock era una aspirina. Non da prendere prima o dopo i pasti ma da prendere comunque. E' diventata il simbolo dei vinti vincitori. Uno squarcio violento, come i suoi versi, in un mondo che non era un mondo. Fino a pochi decenni fa bastava andare in ospedale e dire che il vicino di casa urlava e per lui, che magari aveva solo battuto la testa sullo stipite, si aprivano le porte dei manicomi. Era una prassi crudele ma salvifica per togliersi di casa i vecchi. E una volta entrati in quelle stanze color bianco ottico, popolate di camicie di forza, di grate, di lacci, di soprusi la vita si spegneva. Come una candela. Ecco perché Alda Merini ha tagliato quel telo divisorio con la violenza di un taglio di Fontana. L'hanno cantata e hanno cantato le sue poesie: Roberto Vecchioni le ha dedicato una canzone, Milva, con la complicità del maestro Giovanni Nuti, è andata in tour e ha fatto dischi con le poesie dell'Alda, che quando poteva la raggiungeva sul palco per farle da spalla, con quella sua voce ruvida di pensieri e quelle dita che tormentavano il pianoforte. Chi scrive ha assistito più volte all'unione di voci tra la Merini e Milva. E' questo che, oltre alla sua poesia, alla sua storia, alla sua epopea, alla sua epifania, resterà di lei a chi non l'ha conosciuta. E forse, ora che Alda è diventata l'essenza di se stessa, avrà sfiorato la felicità. Con le sua mani rugose di vita.

Addio ad Alda Merini, poetessa dalla doppia anima

Alda Merini e Milva cantano Johnny Guitar



Roberto Vecchioni canta Canzone per Alda Merini



Milva canta Sono nata il 21 a Primavera, poesia di Alda Merini