di Fabrizio Basso

Le sorelle del pianoforte. L'invasione di tastieristi, più o meno nobili, non ci aveva ancora proposto una coppia. Sakamoto non avendo un doppio ha programmato un secondo pianoforte perché duettasse con lui. Ma i tasti sembravano azionati da mani invisibili. Qui invece giocano col piano Katia e Marielle Labèque. Da poco uscite con un album insieme, Erik Satie, e uno suo Katia, Shape of my Heart, le abbiamo intervistate per andare alle radici del fenomeno.

Debussy e Ravel sono tra i vostri "maestri", vero?
Verissimo e vale per entrambi. ma forse per Ravel in particolare: il compositore basco è speciale. I baschi sono di natura riservati e profondi. A un nostro cincerto è venuta la vedova di Luciano Berio: si è commossa.
Madonna vi ha indicato come le sue pianiste preferite.
Siamo amiche di Sting e di sua moglie Trudy Styler. Tempo fa organizzarono una serata benefica al Carnegie Hall. Madonna era presente. Mi ha chiesto se potevo suonare per lei: le ho detto certo purché tu venga a casa mia.
Miles Davis ha dedicato due canzoni a Katia: non capita ogni giorno.
Miles Davis ogni volta che ci incontravamo mi regalava dei dolcetti. Poi un giorno mi portò il disco, senza preannunciarmi nulla e fu una gran sorpresa sciprire che mi aveva dedicato due composizioni.
In Shape of my heart ci sono, oltre ai duetti, anche interpretazioni da solista, compreso Exit music dei Radiohead.
La loro impostazione poggia più sulla musica classica che sul jazz.
Puntate ad autoprodurvi e produrre?
In Shape of my Heart era previsto anche un duetto con John McLaughlin: non è andato in porto per contrasti tra le case discografiche. A sto punto meglio agire in proprio. Così come ci piacerebbe produrre artisti originali, fuori dagli schemi.

Idee chiare per le sorelle Labèque. Che volano sulla tastiera con la forza delle loro convinzioni.