di Marco Agustoni

A sentire il nome degli Spandau Ballet, sembra ancora di parlare di qualcosa di molto lontano, annegato nei decenni passati. Eppure eccoli qui davanti a noi, questi quaranta-cinquantenni in piena forma, allegri e disponibili, qualcosa di molto lontano dal cliché della pop star irascibile e bizzosa (leggi anche Spandau Ballet e soci: come prima, più di prima). La rappresentanza con cui parliamo della reunion, del disco nuovo (Once More, composto da due pezzi inediti e i vecchi successi riarrangiati) e dei progetti futuri è composta da tre dei cinque membri degli Spandau: i fratelli Gary e Martin Kemp, rispettivamente chitarra e basso della band, e il batterista John Keeble. Ecco che cosa ci hanno raccontato.

Chi di voi ha parlato per primo di una possibile reunion?
John: Ne abbiamo parlato un po' tutti, nel corso degli anni. Poi un paio d'anni fa Gary e io ci siamo presi un bicchiere di vino e abbiamo discusso di come si potesse far funzionare la cosa. Ci sembrava difficile, ma non impossibile. Abbiamo riscoperto la nostra amicizia, quindi non si trattava di business. Ci siamo ritrovati a suonare insieme e ci siamo resi conto di quanto ci mancava.
Avete pensato all'effetto nostalgia che avrebbe provocato il vostro rientro in scena?
John: No, perché è tutto proiettato al futuro, a nuove cose. Siamo una band migliore, suoniamo meglio di prima. E riprendere le nostre vecchie canzoni è stata un'ottima cosa.
Gary: Le nostre canzoni sono senza tempo, non sono legate a una particolare era. Funzionano sempre e non invecchiano. Di recente siamo stati a uno show con i Black Eyed Peas, che hanno fatto una cover di True, e gli era dispiaciuto di non essere riusciti a inserirla nel loro album. E anche Nelly ha rifatto un nostro brano. Questo dimostra che sono canzoni attuali.
Martin: Da ragazzo essere in una band è tutta la tua vita. Invece ora abbiamo molte più esperienze da portare con noi in studio.
Gary: Comunque, se David Bowie tornasse a suonare correrei a sentirlo, ma non sarebbe per la nostalgia, quanto per quel che la sua musica rappresenta per me.
Come è stato tornare a suonare e comporre?
Gary: Quando ci siamo messi a lavorare a una nuova canzone abbiamo pensato che dovesse essere all'altezza del nostro repertorio, eravamo un po' nervosi. Ma poi ci siamo resi conto che poteva essere un nuovo classico degli Spandau.
Martin: Dopo lo scioglimento della band, non avevo toccato la chitarra a lungo. Poi mia figlia ha cominciato a comporre e un giorno mi ha chiesto di suonare il basso con lei. Ho provato, ed era strano, ma ho pensato subito che fosse bello tornare a suonare.
Com'è la vita on the road oggi, rispetto agli anni '80?
John: È fantastica.  È il mio ambiente naturale, viaggiare, andare in giro e vedere bei posti.
Gary: Negli anni '80 avevamo più paura di non avere successo con un nuovo album, o che ci fosse un'altra band che ci scalzasse. Ora non sentiamo più questa pressione, perché ci rispettiamo e siamo sicuri di noi.
Questa pressione è stata all'origine del vostro scioglimento?
Gary: Penso che sia questa la ragione per cui molti gruppi si sono sciolti. A fine anni '80 stava arrivando una nuova onda, e noi avevamo contribuito a crearla, ma allo stesso tempo avevamo la sensazione che ci avrebbe spazzati via.
C'è qualcosa di voi nel pop di oggi?
C'è la nostra influenza in molte band degli ultimi anni, come ad esempio i Killers, così come noi siamo stati influenzati da David Bowie e tanti altri. E ora siamo venuti a riprenderci quello che ci spetta (ride).


Gli Spandau Ballet saranno in tour in Italia il 1° marzo al Mediolanum Forum di Milano, il 2 al Palalottomatica di Roma e il 3 al Mandela Forum di Firenze.

Leggi anche: Spandau Ballet e soci: come prima, più di prima