di Marco Agustoni

Nonostante la giovane età, i Finley (classe 1985) hanno già alle spalle due dischi di successo e vari premi, tra cui le due prestigiose vittorie agli European Music Awards come Best Italian Act. Tuttavia, la fama non basta e anche i quattro giovani milanesi hanno sentito il bisogno di confrontarsi con se stessi, lavorando a un EP di sei brani, intitolato Band at Work (nei negozi dal 20 novembre), in cui hanno deciso di esplorare le proprie capacità musicali. In attesa di un nuovo disco, in uscita nel 2010. Ce ne parla Ste, il bassista della band.

Il titolo di questo EP, Band at Work, lascia presagire che queste sei canzoni siano più che altro un assaggio del nuovo disco…

Il nuovo album uscirà a inizi 2010 e Band at Work è stato un po’ il concludere il lavoro che avavamo fatto in un anno di tempo, perché non volevamo un disco fatto in fretta, ma un disco come volevamo noi. Era da un po’ che volevamo prenderci del tempo per sperimentare, però a un certo punto avevamo voglia di uscire con qualcosa e abbiamo preso i pezzi che più ci convincevano di quelli che c’erano e li abbiamo conclusi.

Cosa ci può dire delle canzoni di questo EP?
Sono tutti pezzi diversi tra loro. L’intento dell’EP era sviluppare di volta in volta l’atmosfera giusta rispetto a quel che si voleva comunicare, a differenza del passato dove il suono era sempre bene o male quello standard e a cambiare era soprattutto il testo. Per questo abbiamo voluto provare dai distorsori vintage degli anni ’60 all’elettronica futuristica, e il risultato ci soddisfa molto.

Quindi c’è una rivoluzione musicale in corso all’interno dei Finley?
Sicuramente sì, credo sia una cosa naturale al terzo disco. Sentivamo questa necessità di buttarci in una nuova avventura. Non volevamo fare un disco come quelli prima, non perché fossero brutti, semplicemente per metterci in gioco.

Cantate un po’ in inglese e un po’ in italiano, e avete realizzato versioni di alcuni vostri brani in entrambe le lingue: con quale delle due vi trovate più a vostro agio?
A questo giro è tutto in italiano. Abbiamo visto che l’inglese in Italia lasciava un po’ il tempo che trovava, anche per noi, quindi abbiamo preferito sviluppare bene l’italiano. E scrivere in italiano è molto più difficile, perché l’inglese è molto più diretto e veloce, e se lo sei in italiano, con la cultura letteraria che abbiamo noi, rischi di cadere nel banale.

Parliamo di duetti: meglio lavorare con Mondo Marcio o con Belinda?
Con Mondo Marcio è stata davvero una bella collaborazione perché abbiamo mischiato i due generi in un modo che ci ha dato molto soddisfazione. Belinda ha completato un nostro pezzo ma non si allontanava molto dal genere che facevamo noi.

Avete in mente altre collaborazione per il futuro?
No, per ora non abbiamo nessuna idea in proposito.

Avete vinto due volte gli European Music Awards come Best Italian Act: contate di fare la tripletta l’anno prossimo?
Non ti nego che quello è un premio a cui siamo molto affezionati, anche perché lo abbiamo sempre vinto. Poi, se vinci l’anno dopo non puoi gareggiare, e a noi sarebbe piaciuto gareggiare tutti gli anni. (ride) Inoltre le esperienze estere ti danno sempre molto, Liverpool ci ha ispirato tanto. Se ci nominano l’anno prossimo siamo contenti, ma vediamo prima di fare bene con l’album. Tra l’altro, negli ultimi due anni c’era il contest per cui chi vince nel suo stato gareggia contro tutti gli altri stati europei. Noi l’anno scorso siamo arrivati secondi, di poco tra l’altro, dopo un turco… stiamo ancora digerendo quel secondo posto, ma tanto poi il turco non si è più visto in Europa, quindi… (ride)

Com’è il vostro rapporto col web?
Noi stiamo moltissimo sul web, perché si può avere un rapporto diretto coi fan, tanto che stiamo facendo una tv nostra che esce ogni mese, abbiamo un sito nostro, anche se adesso è in ristrutturazione, siamo sui social network… credo che oggi internet sia fondamentale per la musica. Radio e tv danno ancora più visibilità, è vero, ma si sta spostando tutto in Rete. I dischi si vendono su internet, i video si vedono su internet, così come i concerti. La musica sta vivendo una fase di passaggio, ma noi siamo stati sempre presenti sul web.