di Fabrizio Basso

Fa 50 anni Ricky Gianco. Di carriera si intende. All'anagrafe una virgola di più. E sembra ieri che c'erano i Gufi e Jannacci, Gaber e Cochi e Renato e lui, Ricky Gianco. E ci viene la nostalgia a pensare che sui Navigli non ci sono più i Trani a gogò, che non si gioca più a tirar mattina, che Brera sono tavoli, sedie, cartomanti più o meno posticci. Ci ha messo otto anni Ricky Gianco per inventare questo album, Di Santa Ragione, che è un equlibrato gioco di inediti e brani storici. E ora non vede l'ora di portarlo in tour. Perchè lui è musicista di musica.

Allora si riparte.

La mia è una vita passata in tour. Inizieremo a con un po' di test al Teatro Ciak di Milano e poi da gennaio si va con un po' di serate. Le considero un invito a casa.
Ci pensa, 50 anni di musica.
Ho avuto la fortuna, o sfortuna, di avere iniziato da bambino (è nato a Lodi nel 1943, ndr). A fine anni Sessanta stavo per cambiare mestiere. Fondai la prima etichetta indipendente, la Intingo. Poi mi ritrovai a Carosello come voce di Braccio di Ferro. E quindi, con Nanni Ricordi, un'altra casa discografica L'ultima spiaggia.
Una partenza bruciante.
Ero la mascotte, per farle capire quanto ero piccolo. C'era un clima più disteso e si lavorava in modo artigianale. La Galleria del Corso di Milano e la zona di Brera erano i nostri punti di ritrovo.
Lei fondava etichette oggi le etichette affondano.
Non ci penso. Se il mio disco vende è un bene per la musica non soltanto per me.
Va su YoTube a cercare vecchi filmati.
Mi capita. Ho trovato una testimonianza, ma sono irriconoscibile, del 1965. Registrato a Londra. E anche una fotografia davanti a cine-jukebox con Luigi Tenco e Joe Sentieri.
Lei è stato spesso a Londra negli anni Sessanta: era la città effervescente che ci raccontano?
Ci sono stato che avevo 19 anni la prima volta e poi l'ho assaporata per tutti gli anni Sessanta. Ho visto la nascita del Beat, mi sono goduto la Swinging London. Ora mi sembra morta. Confesso che io ho sempre preferito Parigi, ma devo dire che tornando da Londra, l'Italia mi sembra un paese.
Ha voglia di scappare?
Certo. Anche se preferisco la lotta.
Con quale criterio ha scelto i pezzi dell'album?
Non è stato facile, ho scelto canzoni che in qualche modo ricordino determinati momenti. Ad esempio Sassi era perfetta per me che faticavo a rimorchiare. Oggi è tutto più semplice.
Poi c'è Quando di Luigi Tenco.
L'ha registrata per sei mesi e io insistevo a ripetergli basta. Al concetto di buona la prima ci arrivi con l'esperienza. Poi ci sono anche Un cucchiaino di Zucchero nel Tè, che secondo me poteva essere tradotta in musical, e Sei rimasta Sola, che credevo una canzone da osteria e invece è rimasta nel tempo
Ci sono anche tre inediti.
Li ho scelti tra i sei, sette che avevo a disposizione
Il sound è suggestivo.
E' un beat un po' dimenticato.

E dunque ben venga questo Di Santa Ragione, perché serve a non dimenticare. Serve a rivovere un'epoca, che tutti definiscono straordinaria: chi l'ha vissuta e chi l'ha sentita raccontare. E proprio per questo è importante affondarci. Come nelle sabbie mobili. Ma con dolcezza. Con nostalgia ma senza rimpianto. Insomma con gioia.

Ricky Gianco in Yumm Yumm nel 1964