di Fabrizio Basso

Che bella la parola. Quella dove ci puoi affondare le mani e piegarla, storcerla, mutilarla, allungarla. Ma rispettarla sempre. Racchiude una potenza smisurata e come dice Susanna Parigi, che di parole è ammaestratrice, talvolta "può fare la differenza tra la vita e la morte". Il suo quarto disco si intitola L'insulto delle parole e arriva dopo l'album d'esordio eponimo, Scomposta e quel capolavoro assoluto che è In Differenze. Quando presenta i suoi lavori in luoghi pubblici i bambini si fermano incantati ad ascoltarla. Ricorda il pifferaio magico, solo che nel caso di Susanna Parigi non viene seguito il suono soltant bensì l'idea che, come il mallo la noce, avvolge l'etimo e il significato: "Vivo in funzione delle parole -racconta la Parigi- e lo dimostra il fatto che in casa ho fogli ovunque. Poi viaggio con un piccolo registratore per fermare le intuizioni volanti. Nulla va perso. Talvolta sei convinto che la prima cosa scritta rappresenti il massimo dell'ispirazione. Sarà anche vero ma tutto è migliorabile. Ci tengo però a sottolineare che la mia grafomania si sfoga su carta riciclata". In ogni canzone di Susanna Parigi c'è un germe autobiografico "perché tutto passa attraverso di te. magari non lo vivi in prima persona ma lo filtri. Anche una esperienza altrui può essere fonte di grande emozione. Fin da piccola era una confidente per gli altri. Molti si sentivano liberi di raccontrami il loro privato, i loro segreti. Ceto è anche un'arma a doppio taglio.

Quello che le parole non dicono, o meglio non dovrebbero dire, è quanto la Parigi ansimi a vivere in Italia. Qui non ha bisogna di ricorrere al suo immenso vocabolario personale, bastano quattro parole: "Andrei via senza pensarci". E poi, dopo un sospiro e un sorso di succo d'ananas, aggiunge che "lo status quo mi pare irrecuperabile. A meno di una fortissima volontà di recupero ma nel caso stimo in trenta anni la rinascita da questa barbarie culturale. Fino all'età di 12 anni i bambini capiscono se gli passi cose buone: creatività, arte e bellezza servono a riconoscere emozioni che altrimenti ti sfuggirebbero. Io mi salvo perché sono musica. Senza musica non esisterei. Ma in questo contesto è una fatica perché io non nasco ricca. Non bisogna mai smettere di studiare. Non farlo è mancanza di rispetto verso la musica. Se nutri una passione, quella passione va rispettata. Gli egiziani conoscevano il potere del suono, dal quale dicono che nasca l'universo. Studiarla è la massima forma di rispetto della nota". E oltre alla passione per lo studio, coltivate quella per le parole. Il vocabolario ne riporta tante ma alla fine ne usiamo davvero poche. E ascoltando Susanna Parigi...beh è tutta un'altra storia

Susanna Parigi dal vivo