di Giuseppe Lamanna

Si intitola Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino, in libreria dal 18 novembre 2009 per i tipi di Bompiani, e rappresenta l’esordio narrativo del cantautore Francesco Tricarico. L’artista di Gallipoli, all’interno di un libro da lui stesso illustrato, racconta sette storie dove si intrecciano amore, sogno, sesso fulmineo e libertà. Un progetto nato per caso, come lui stesso racconta, che però potrebbe trasformarsi in qualcosa di più che un semplice "diversivo" alla musica.

Da cantautore a scrittore il passo è lungo. Come nasce l’idea del libro?
In realtà per puro caso, durante una cena con Elisabetta Sgarbi. Appena ha visto i miei disegni, le sono piaciuti talmente tanto che mi ha proposto di raccontare una storia non solo attraverso le immagini, ma usando anche le parole. In fondo, è anche parte del mio mestiere.
Letteratura e musica, due facce della stessa medaglia: raccontare una storia. Ma in quale maniera è più difficile farlo?
Non è facile rispondere a questa domanda. Sono due codici linguistici diversi. Da un lato, in una canzone si ha un tempo limitato, più o meno tre minuti, per raccontare una storia. Però, per coinvolgere immediatamente l’ascoltatore c’è la musica. Nella letteratura non c’è la musica, però ho almeno cento pagine per trasmettergli quello che penso. In realtà penso che la difficoltà maggiore non stia nel scrivere una canzone o un libro, bensì nell’ascoltarla o leggerlo. Quindi il destinatario finale e la sua sensibilità diventano parte integrante di un successo musicale o letterario.
Parlando al Tricarico lettore, invece, quali sono i generi o gli autori che più lo coinvolgono?
Sono attratto principalmente dai grandi saggi o dai trattati. Mi piacerebbe molto leggere di astronomia o di geologia. Il mio problema più grande è che ho poco tempo e scarsa concentrazione sul lungo periodo. Quindi alla fine finisco sempre per lasciare le cose a metà. Diciamo che la mia stessa esistenza si può definire piena di inizi.
Il titolo del libro Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino è molto originale ed evocativo, quasi fiabesco. Un titolo in perfetta armonia con la copertina e le bellissime illustrazioni interne opera sua.
Anche in questo caso, dipende tutto dal punto di vista di chi osserva. Da un lato può essere fiabesco, dall’altro posso andare oltre e pensare ad un quadro di Dalì. Un fantastico gioco surreale che nasce sempre dalle immagini.
Questo libro è un esperimento isolato, o la letteratura potrebbe essere una nuova carriera?
No mi pongo mai domande di questo tipo. Penso che sia posivo provare a fare ciò che ci piace, con la speranza che anche gli altri possano appassionarsi. Vediamo come sarà accolto questo lavoro, e poi vedremo in futuro.
Tornando al Tricarico cantautore, il prossimo Festival di Sanremo si annuncia già rovente. La conduzione di Antonella Clerici è già messa in discussione, e si prospetta il ritorno di Pippo Baudo per la serata finale. Lei cosa ne pensa? C’è possibilità di verderla ancora all’Ariston?
Al Festival sono già stato due volte. E per me, due è un numero enorme. Inoltre, andare sul palcoscenico dell’Ariston è un’esperienza incredibile, dove entri in contatto con grandi professionisti. A Sanremo ci andrei se avessi una canzone bellissima, perché solo con un pezzo così puoi andarci. Per quanto riguarda Pippo Baudo, mi sento estremamente di parte. Fu lui a scegliermi la prima volta con Una vita tranquilla. È un grande professionista, una persona capace di farti sentire a tuo agio, importante. Una persona che ti sceglie. Di contro, è una situazione spiacevole, soprattutto per Antonella Clerici, cui va tutta la mia stima. Bisogna avere fiducia nei progetti e portarli avanti fino alla fine.