di Marco Agustoni

I Lomé, band formata da quattro virtuosi degli strumenti e della voce, sono al celebre locale milanese Le Scimmie per presentare il nuovo disco, La ragione (non ce l’ha nessuno), che segue all’esordio del 2004 Fiori su Marte. Sono passati per il Premio Tenco, hanno vinto nel 2005 il Premio Bindi e hanno partecipato suonando Io e il mare al doppio-cd dedicato allo scomparso Bruno Lauzi. Appena prima di suonare, il cantante Riccardo Ruggieri, il tastierista Andrea Manzoni, il contrabbassista Luca Bertinaria, il batterista Italo Graziana e il produttore Enrico Montrosset, che li segue con aria flemmatica, ci hanno parlato del loro percorso musicale e del disco in uscita.

Tra Fiori su Marte e La ragione (non ce l’ha nessuno) sono passati cinque anni, un tempo significativo dal punto di vista discografico…
Riccardo: Il primo è stato un disco che non ha avuto una promozione programmata, quindi i risultati si sono diluiti nel tempo. Per questo motivo abbiamo aspettato nonostante avessimo alcuni brani già pronti, volevamo capire in che direzione andare a incanalare le nostre energie creative. L’anno scorso siamo usciti con un EP in cui abbiamo incluso una cover di Zum Zum Zum, che è andato bene. Così abbiamo deciso di dare libero sfogo alla nostra creatività. Il nuovo album ha suoni più elettronici, mentre il primo era un disco acustico.
Andrea: Abbiamo toccato molti stili musicali diversi, e proprio questo potrebbe essere il nostro punto di forza… o il nostro neo, visto che qui in Italia si ha un panorama di pubblico abituato ai generi chiusi. Noi però la vediamo come una ricchezza.
Come riuscite a fondere insieme tante suggestioni musicali differenti?
Enrico: Bisogna sottolineare che la loro non è una ricerca dell’eclettismo fine a se stessa, ma la volontà di saggiare i limiti dei diversi stili musicali. Poi forse noi non siamo stati bravi a comunicare questa cosa, dato che qualche critica l’abbiamo ricevuta.
Riccardo: Il titolo La ragione (non ce l’ha nessuno), dopotutto, fa riferimento proprio a questo: nessuna estetica è preminente rispetto alle altre.
Il disco sembra molto curato dal punto di vista delle sonorità e degli arrangiamenti.
Riccardo: Forse dipende dal nostro metodo compositivo. Ci piace lavorare molto in sala prove e dedicare gran parte del tempo a curare ogni parte di ogni brano. Uno di noi arriva con qualcosa e si comincia a improvvisare, è una forma di scrittura globale e ogni pezzo ha una genesi collettiva. Tra l’altro, gli arrangiatori con cui abbiamo lavorato non provenivano dal pop, ma ad esempio il compositore delle parti per archi è un musicista classico contemporaneo, mentre quesllo dei fiati è un jazzista. E dobbiamo ringraziare Enrico che ci ha lasciato fare quello che volevamo.
Avete partecipato al doppio cd dedicato a Bruno Lauzi: come è avvenuta la scelta di eseguire il suo brano Io e il mare?
Riccardo: Al Premio Tenco ci avevano concesso di suonare tre brani, due nostri e uno di Bruno Lauzi. L’anno prima avevamo vinto il Premio Bindi e Lauzi, ancora vivo, aveva eseguito quel pezzo, quindi ci è sembrata la scelta migliore.
La scelta di omaggiare Canzonissima risuonando Zum Zum Zum com’è nata, invece?
Riccardo: Luca, il nostro contrabbassista, in realtà voleva fare Siamo i watussi, ma l'idea è stata bocciata (ridono, ndr). Volevamo fare qualcosa che non c’entrasse nulla con noi. E volevamo rendere omaggio a Mina. Poi è stata una sfida, perché la versione originale era eseguita da un’orchestra di tantissimi elementi.
I testi delle vostre canzoni come nascono?
Riccardo: Prima i miei testi erano più ermetici, forse anche per la paura di farsi capire. Avevo paura dei concetti semplici. Poi invece ho cominciato a lavorare proprio in questo senso, verso una semplificazione del linguaggio, per essere più diretto.

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