Intervista di Agata De Laurentiis e Joelle Williams (dal numero di dicembre di Classica Magazine)

Abbiamo incontrato… Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti  Dj negli anni ’80, musicista pop, scrittore e ora librettista dell’opera per bambini La parrucca di Mozart, messa in scena lo scorso settembre a Cortona (in onda su Classica il prossimo 3 dicembre). Il progetto, che ha visto coinvolti ragazzi provenienti da tutta Italia, nasce dalla collaborazione tra Bruno de Franceschi regista e creatore delle musiche e Lorenzo, autore del libretto e dei testi delle canzoni. L’abbiamo incontrato durante le riprese dello spettacolo.

Come nasce questo progetto?

Quando nel 2006 de Franceschi mi ha proposto di scrivere un libretto d’opera che avesse Mozart come protagonista, mi sono reso conto di non sapere quasi nulla in proposito. Ma l’idea di scrivere un testo per i ragazzi mi ha subito esaltato. Così ho comprato saggi, ho ascoltato tutto ciò che ha composto ma a rapirmi davvero sono state le sue lettere; ne ha scritte più di 300. E’ questo carteggio il fulcro dei miei testi. Poi de Franceschi ha fatto il resto. Ci tengo a dire che il mio Mozart non ha nulla di filologico. Non è il Mozart storico quello che ho preso in considerazione ma il mito. Mozart in occidente è un personaggio mitologico come Amleto o Pinocchio o la sirenetta di Andersen e io ho lavorato occupandomi di questo aspetto.”La parrucca di Mozart” non è un “biopic” e nemmeno un’opera di divulgazione, è un gioco musicale.

Com’è stato lavorare con i bambini?

Ho cercato di raccontare una storia diversa rispetto a quelle che normalmente si raccontano. Affidare il ruolo di Mozart ad un solo bambino, avrebbe fatto sentire gli altri semplici comparse, così per coinvolgerli tutti e per riuscire ad entusiasmarli, ho fatto in modo che ognuno di loro rappresentasse il compositore in momenti diversi. Il solo fatto di indossare la parrucca li trasformava in Mozart. Si è creato così un altro rapporto con lo spettacolo: nessuna star! Inoltre ho sempre saputo di avere un surplus di energia a disposizione. Trasmetterla a questi ragazzi è stata un’esperienza bellissima anche perché ne ho ricevuta molta in cambio.

L’idea di rendere tutti protagonisti ti sta molto a cuore, perché? Che rapporto credi che abbiano i ragazzi con il successo?

Oggi spettacolo è sinonimo di successo, l’esibizione in pubblico di riconoscibilità. Con La parrucca di Mozart abbiamo tentato di trasmettere ai ragazzi l’idea di recitare per divertirsi, per piacere, al di là di tutto il resto. Lo scopo non è il successo, lo scopo è l’espressione artistica, conoscere se stessi, crescere come persone, diventare migliori, emozionare. Se nello spettacolo c’è uno scopo è questo, il resto è un effetto collaterale. La nostra attività con questa opera e nel futuro è mirata alla didattica dei sensi e dello spazio. Non ci interessa niente che abbia a che fare con le dinamiche del successo della fama e della comunicazione. E’ la magia, solo la magia, quella che cerchiamo di creare nei giorni dello stage.

Il progetto continuerà?

Sì, l’idea è quella di realizzare tre opere dedicate a 3 grandi icone della musica classica. Il primo passo è stato Mozart, il prossimo sarà il turno di un autore ottocentesco e poi passeremo al ‘900. E’ un progetto ambizioso al quale credo molto e spero si possa realizzare.

Pensi sia facile realizzare iniziative di questo tipo in Italia?

Credo ci sia poca attenzione per la cultura. Mi spaventano i numerosi tagli ai finanziamenti perché un paese che non investe in cultura è destinato a diventare irrilevante nel proprio tempo. La cultura è quello che ci tiene attaccati al passato ma prima di tutto al futuro e senza un’idea di sé, un paese non è niente, non esiste, è semplicemente un’idea vaga, un’idea geografica e basta. E quando dico “cultura” non intendo la musica leggera che non ha bisogno di sostegni pubblici ma della tradizione musicale “classica” e della sperimentazione che senza soldi pubblici non può farcela visto che non siamo in America e non abbiamo le loro fondazioni private e le leggi sugli sgravi fiscali che permetterebbero lo sviluppo di quel tipo di rapporto tra mercato e cultura. Noi siamo riusciti quest’anno a fare “a parrucca” con questi ragazzi grazie ai soldi di uno sponsor privato (ENEL), il nostro sogno è di riuscire in futuro a coinvolgere le istituzioni per avere da loro una mano visto che si tratta di un lavoro sulla didattica e sulla formazione.