di Massimo Vallorani

Trenta anni fa usciva The Wall , la monumentale opera musicale firmata dai Pink Floyd e destinata a restare una delle opere fondamentali della storia del rock. Il disco, scritto quasi interamente da Roger Waters , è un’opera decisamente autobiografica ma non mancano riferimenti ad un altro leader del gruppo, purtroppo perso nei gangli della droga e della pazzia: quel Sid Barret, genio folle che aveva ispirato con la sua musica l’anima psichedelica del primi Pink Floyd.

L'alienazione, la distanza, la paura: questa è la storia raccontata da Waters in the Wall, in un doppio album concept dai grandi spazi, dove parole suoni e rumori colori e luci si fondono insieme in una visione sublimata tra immagini e musica. Proprio questa sua complessa e simbolica narrazione rese The Wall molto più che un album: sin dai primi ascolti si caratterizzò anche e soprattutto come un'opera destinata a essere 'vista' oltre che ascoltata. Da qui il film Pink Floyd-The Wall (1982), diretto da Alan Parker e interpretato da un allora semisconosciuto Bob Geldof, nella parte del protagonista Pink.

Guarda il trailer del film e leggi l a scheda su Alan Parker :



The Wall è un’opera decisamente grandiosa, occupata in ogni spazio dalla smania di racconto di un debordante Waters. Ma alla fine l'imponente creatura, con tutto il suo gigantismo e i suoi limiti, rimane un’opera che può tranquillamente accomodarsi nel pantheon dei classici, in compagnia di ben pochi altri dischi, come Tommy degli Who e The lamb lies down on Broadway dei Genesis.

Andando nel dettaglio, il disco racconta la storia di Pink, alias Roger Waters, l’anima del gruppo. Segnata da avvenimenti tragici come la morte del padre quando il protagonista era ancora in fasce (Bring the boys back home), in “Mother” c’è il legame con una madre iperprotettiva. In Another Brick In The wall (parte 1) il contatto con la scuola e l'oppressione di un' educazione che tenta di spegnere nei ragazzi ogni tentativo di avere una personalità autentica e aumentando in loro soltanto il senso di alienazione. Poi la crescita, la maturità e insieme il disastro di essere una rock star, il divorzio, gli eccessi. Fino alla decisione di alzare un muro attorno a sé. Ma la barriera può essere spezzata, infranta e qualcuno al di là del muro può cercare di riportare alla realtà il protagonista (“Hey you” e “Is there anybody out there”). Non mancano i momenti di rabbia e disperazione a volte manifesti (“The Thin Ice”) a volte repressi (“One Of My Turns”), ma anche in ballate delicate e strazianti (“Nobody Home”). “Another Brick In The wall”, il gioiello dell’intero lavoro, è ripresa tre volte: la prima parte è più rilassata ed evidenzia il basso pulsante di Waters, la terza è veloce e pesante nel suo rock pieno, la seconda parte è la più famosa del loro repertorio, seconda forse solo a “Money”, con un incedere coinvolgente e il coro dei bambini che ribatte alla voce principale.

Un cult è diventato anche il video di questo brano che mostra i bambini del coro rinchiusi all'interno del muro di copertina e la celebre marcia dei martelli. La chiusura spetta ad “Outside The wall", poetica ed introspettiva riflessione incentrata sulla massificazione giovanile e sulla perdita di identità degli adolescenti, spesso favorita e anche sfruttata dalle rockstar.

Ecco alcuni dei brani più famosi tratti da The Wall dei Pink Floyd: